il mio rientro da Israele stato particolarmente rocambolesco e mi ha rigettato senza mezze misure nei ritmi e nei modi tipicamente nostri, italiani. Sono rientrato da appena dieci giorni e le persone, gli incontri, i momenti di riflessione e di preghiera sono giˆÊ incalcolabili. Per chi vuole lavorare con Cristo c’ sempre tanto da fare.
Dal 21 al 23 gennaio abbiamo vissuto con 96 di voi bellissime giornate di ritiro, preghiera e riflessione, quasi a mettere un punto e a capo per il futuro ormai prossimo. Ho innanzitutto avuto il piacere grande di rivedere i vostri volti, di riascoltare la vostra voce, insomma di stare con voi. Certo il tempo per fermarmi a parlare con ognuno di voi non c’ stato, ma questo era prevedibile. A tutti chiedo il piacere di insistere. Al ritiro mi sono fermato a guardarvi tutti, nei vostri modi di fare, pregare, vedere… E soprattutto era bello vedervi tutti quanti attorno a Ges Sacramentato per il proprio personale cammino di conversione e santificazione. Ricordiamolo sempre che i gruppi, i movimenti, le riunioni sono dei contenitori, buoni e necessari, ma che l’unico scopo verificare costantemente che la mia vita cambi, che il peccato si allontani sempre pi, che le indicazioni del Signore non sono lettera morta. La tentazione forte, incombente in ogni istante, quella di confondere le forme con la sostanza. E’ una forma il luogo, le circostanze, gli orari… conta che le tue abitudini sbagliate si correggano. Se tu sei uno che abitualmente ha da ridire, da giudicare, da mormorare… e lo fai a ragione, non per questo sei pi cristiano! Se tu sei uno che vede sempre gli altri come sbagliati, in torto e tu non sei mai capace di mortificare te stesso, non serve a nulla aver camminato per uno, due o sei mesi. Alcuni sono bravi a trovare il pelo nell’uomo, a dire “secondo me‰Û ecc… eppure sarebbe ancora pi bello che la loro vita brillasse ancora di pi, fosse davvero illuminata. Ahim alcuni pensano solo alla forma, mentre tengono rigorosamente a bada il contenuto. Charles de Foucauld, la cui vita abbiamo meditato nell’incontro di preghiera con don Paolo Greco sdv, a 28 anni, stanco ormai di tanto ragionare inutile e senza sbocchi, che non gli ha dato pace nel cuore, scrivendo a Gabriel Tourdes dice: “Definitivo: tu sai che senso dare a questa parola; siamo troppo filosofi tutte e due per figurarci che ci sia al mondo qualcosa di definitivo‰Û (18 novembre 1885). Mi sembra illuminante questo pensiero: quando costruiamo la nostra esistenza solo sul filosofeggiare non riusciremo mai a creare in noi la culla per poter accogliere Ges Cristo!
Rendere concreta la nostra fede
Il problema centrale della nostra vita fare, realizzare, concretizzare. E’ vero che bisogna stare attenti a non ridurre tutto al materiale. Ma altrettanto vero che non si pu˜ passare tutta una vita solo in chiacchiere. L’evangelista Luca riporta queste significative parole del Signore: “Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire a voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perch io vi dico che Dio pu˜ far nascere figli di Abramo anche da queste pietre‰Û (3,8). “Fare opere degne della conversione‰Û significa propriamente che le nostre azioni dicono che ci stiamo convertendo. Le nostre parole sono bugiarde, o almeno necessitano sempre della conferma delle nostre azioni. In pi: le opere degne di conversione si concretizzano soprattutto in una direzione: verso se stessi. Chi sta dietro il Signore cambia i suoi atteggiamenti e modi di fare, senza pretendere che li cambino gli altri. Vi racconto di nuovo l’esempio della civetta.
Un giorno una civetta incontro una quaglia che le chiese: Dove vai? Vedo che stai preparando armi e bagagli… Me ne vado in Oriente, risposte la civetta. E perch mai? ‰ÛÒ chiese la quaglia. Non ti trovi bene qui? Disse: la gente del villaggio odia il mio verso stridulo. Per questo ho deciso di partire… Allora la quaglia osserv˜: quel che dovresti fare cambiare il tuo verso stridulo. Se non lo sai fare, sarai malvista ovunque!
Mi vengono in mente alcuni in mezzo a noi che sono delle vere e proprie civette!
Ora si comprende bene che ognuno di noi chiamato a fare qualcosa di specifico. Cos“ nella vita allorquando, dopo molti tentativi ed esperienze ci si decide per una direzione ben precisa: sposarsi, consacrarsi, fare il missionario… Il male che molti fanno la loro scelta di vita senza attenta riflessione e coinvolgimento, lasciandosi invece travolgere. Molti hanno paura di restare soli e ad ogni costo prendono qualsiasi cosa gli capiti sottomano. Quante volte ho ascoltato giovani delusi per il loro matrimonio, o di persone che se potessero tornerebbero indietro rispetto alle loro iniziali scelte. A volte poi alcuni salvano se stessi dicendo: “tutto sommato gli voglio bene, la/lo amo‰Û, come se l’amore fosse di per s garanzia di tutto! Sempre che si tratti di amore autentico e non piuttosto della paura di restare soli! Eppure, nonostante tutto e tutti, ad un certo punto facciamo una scelta.
Nella vita spirituale deve accadere la stessa cosa. In un certo senso qualcosa ancora di pi definito e specifico. Tutti siamo chiamati alla santitˆÊ (cf. 1 Pietro 1,16) che comunione intima con Dio TrinitˆÊ. La santitˆÊ innanzitutto una situazione dell’essere, un sentire se stessi sempre dinanzi a Dio qualunque cosa ci accada e sapere che secondo Dio e la sua Parola dobbiamo agire. Ma tale situazione dell’essere non mai irreale, aleatoria, emozionale, momentanea… essa piuttosto vera quando concreta. Cos“ non ci si pu˜ dire cristiani solo perch abbiamo ricevuto il battesimo e con esso la fede! Questo l’inizio, ma poi bisogna continuare. Non ci si pu˜ dire marito e moglie solo perch ci si sposati in Chiesa: esso il primo atto, ma bisogna confermarlo ogni giorno col rispetto e la fedeltˆÊ! Non ci si pu˜ dire cristiani solo perch si adempie certi obblighi domenicali o di caritˆÊ: questi sono l’inizio di un costante percorso di maturazione. Essere e diventare cristiani vanno di pari passo: sono cristiano, lo debbo diventare ancora! Divento cristiano quanto pi coltivo la mia comunione di fede, speranza e caritˆÊ con Dio in Ges Cristo.
Al ritiro ultimo scorso ho potuto conoscere pi da vicino alcuni di voi e sono stato contento. Certo ho notato che “paranza‰Û arrivata al San Mattia, ma soprattutto che ci sono giovani desiderosi di crescere nonostante i propri limiti. A questi giovani (ragazzi e ragazze) vorrei dire: continua! Continua! Ci˜ che conta che tu incontri il Signore e accenda nel tuo cuore il desiderio di farlo incontrare anche agli altri lontani.
Pochi di voi sono venuti vicino a me o mi hanno messaggiato in questi giorni domandandomi chiarimenti. A questi ho risposto che se hanno indecisione debbono rimanere dove stanno; se sono pi tranquilli e sereni cos“ devono restare dove sono. Ma vorrei anche dire che il problema che pongono questi giovani sbagliato. Il punto non il luogo, ma il carisma! Non si tratta di pregare qui o altrove ma di condividere un carisma, un progetto. E’ questo il punto fondamentale.
Il carisma del San Mattia, non da ora, ma da sempre, stato quello di cercare, provare, impegnarsi per portare i giovani lontani a Ges Cristo. Molti di voi possono testimoniare che il mio impegno e impulso stato sempre per tutti ed in particolare per i giovani lontani. Anzi. Direi di pi. Ho dedicato tantissimo tempo a giovani che non erano della parrocchia ma non me ne sono mai posto il problema. Si deve comprendere che una questione di carisma, di chiamate. Ognuno di noi ha una chiamata. La chiamata ad essere del San Mattia quella di unire giovani con particolare attenzione a quelli che non ci sono e non ci pensano minimamente a Ges Cristo. Certo non si pu˜ capire da subito la chiamata e per questo quelli che ancora non sanno restano affascinati dalla gioia e dalla voglia di stare assieme. In seguito verrˆÊ la precisazione dei compiti che il Signor chiede ad ognuno di voi.
Con altrettanto affetto e amore vorrei dirvi che questo impegno e carisma del San Mattia qualcosa di molto stimolante e dinamico. Poich i giovani lontani hanno bisogno di essere avvicinati, attraverso il San Mattia noi metteremo in gioco noi stessi, o almeno ci proveremo. E’ stimolante perch bisogna organizzarsi per essere sempre nuovi, a passo con i tempi e con i linguaggi dei giovani. Questo ti aiuta a verificare sempre se non ti stai abituando al cammino col Signore. E’ dinamico perch non c’ pi una sola casa dove il Padre vuole chiamarci per parlare e pregare per i giovani. Io stesso, sia da Israele, che in questi primi dieci giorni italiani, ho preso contatto e stimolato alla formazione di piccolissimi gruppetti in altre zone della cittˆÊ. Questo il compito carissimi giovani. E’ un bel compito. Un grande compito. Un compito giovane. Il San Mattia cerca giovani cristiani ‰Û÷straordinari’. Intendiamoci per˜: la straordinarietˆÊ non vuol dire essere migliori. Siamo peccatori e deboli come gli altri. Ma vogliamo usare per Dio la forza dello stare insieme per dire ad altri giovani che non impossibile incontrare Cristo in questo mondo.
Con alcuni di voi mi sono incontrato prima del ritiro. Amici e giovani carissimi al riguardo debbo dirvi che non si mai trattato di preferenze. Tutt’altro. Ognuno di voi nel mio cuore e Dio sa quanto desideri camminare con lui e vederlo sempre pi partecipe del progetto. Ma altrettanto vero che il Signore ci chiede di procedere con ordine. So che alcuni non avrebbero subito compreso il progetto e mi avrebbero messo dinanzi da subito il loro punto di vista, la loro opinione. Ho messo in pratica l’atteggiamento di Ges nel vangelo di Matteo (20,1-16) quando chiama gli operai a lavorare nella vigna: li chiama ad orari diversi ma anche agli ultimi chiamati dˆÊ la stessa paga dei primi. Difatti: a tutti ho detto chiaro e tondo il carisma e lo scopo del San Mattia. Ho solo organizzato tempi e modi. Pi che pensare ai tempi ti chiedo di pensare all’impegno. E’ molto facile nascondersi dietro le modalitˆÊ (anche Ges fu accusato di essere scorretto), conta invece impegnarsi sul serio. E poi non ho mai detto di voler essere una persona corretta, perbene!
A questi carissimi giovani umilmente suggerisco: datti un tempo di preghiera per la tua vita e per il progetto che ti si propone. Io ho pregato molto in questi mesi e ti assicuro che la tendenza iniziale era di lasciare le cose come stavano (peggio o meglio poco importava). Ho pregato e ho chiesto incessanti preghiere e sacrifici. Ho domandato, chiesto consigli, mi sono confrontato… secondo i criteri del discernimento dello Spirito Santo. In ultimo ho lasciato che i miei superiori dicessero la loro. Non stato sottovalutato nulla. Ecco perch prima di tutto sento di domandarti: hai pregato su questo progetto ora? O guardi solo al cambiamento esteriore?
Carissimi giovani del San Mattia stare in un luogo dove ci si conosce, dove si inseriti la cosa pi facile da fare e anche per me sarebbe stato facile. Ma ho come l’impressione che il Signore non ci chiede cose facili. Inoltre: ho parlato con tantissimi di voi e grande stata la vostra gioia nel sapere di continuare secondo il progetto del San Mattia onlus.
Cosa sara’ di noi?
Forse questa la domanda che affiora nella vostra mente. Devo dirvi che questa domanda non me la pongo. Ho una certezza nel mio cuore: Dio Padre non ci abbandona se gli siamo fedeli con la preghiera e il sacrificio. Per questo in una prima fase vi chiedo incessanti preghiere e autentici sacrifici. Non fare come il popolo di Israele quando usc“ dall’Egitto: trovava sempre un motivo per mormorare il Signore Dio. Lascia che lo Spirito Santo disegni la strada, i momenti, i luoghi. Non mi sono mai posto il problema di cosa fare col Signore. Il vero problema di convertirmi e per questo nessun luogo buono; conta solo la propria volontˆÊ sottomessa alla Parola di Dio.
Allo stesso tempo voglio dirvi che il San Mattia si riunirˆÊ e pregherˆÊ per chiedere al Signore la forza di stimolare i giovani lontani. Conta molto il tuo amore per i giovani che non hanno incontrato Ges Cristo.
Al riguardo lasciati porre una domanda diretta e sincera: ma tu ami davvero i giovani lontani? Non rispondere d’istinto. Amarli davvero significa vincere il proprio egoismo: accade spesso purtroppo che una volta incontrato il Signore pensiamo che tutto sia finito. E gli altri? Vedo dinanzi a me tanti giovani smarriti, incapaci di elevarsi al di sopra del peso del loro peccato, vittime falsamente felici di ci˜ che il mondo propone loro! Questi giovani come riceveranno l’annuncio, la parola, un gesto di autentico vangelo? L’amore autentico per questi giovani ti porterˆÊ ad essere persona in movimento, cercatore mai sereno, uomo del desiderio di altri lontani. Diversamente: un amore ‰Û÷sacrestano’ porterˆÊ a farti sentire bene solo tra gli odori dell’incenso e col tuo sedere ben incollato a un posto preciso.
Miei cari giovani vi invito a un progetto di fede, cio di coraggio. Questo passaggio come il nostro piccolo Mar Rosso: Dio che aprirˆÊ le strade… ma non dettiamo al Signore le condizioni. Lui sa cosa buono per noi e per i giovani lontani. A motivo del carisma e dell’impegno particolare dei giovani lontani non possiamo essere abitudinari.
Ancora una volta voglio raccomandarvi il silenzio. Non si risponde mai alle chiacchiere, neanche per giustificarvi o per discolparvi. Alle parole si risponde con il silenzio evangelico. Il maligno ama giocare nel rumore, nelle chiacchiere. Dire a dei giovani di fare silenzio come dire ad un cane di non abbaiare pi. Eppure questa la fiducia che io ho nei confronti di ognuno di voi che desidera camminare nel San Mattia. Portate tutto nel vostro cuore, anche le mortificazioni e sperimenterete quanto vi farˆÊ crescere il sacrificio e il dolore per un progetto di vita.
Oggi la chiesa ricordava i santi Tito e Timoteo, amici e collaboratori dell’apostolo Paolo. Nella lettera a Tito San Paolo chiama l’amico “mio vero figlio nella fede comune‰Û (1,4). Auguro ad ognuno di essere un vero figlio di Dio nella fede comune, nel coraggio di seguire Cristo in un percorso preciso. Quelli che vogliono far tutto alla fine faranno niente. Noi vogliamo cercare di fare poco, ma almeno proviamo a farlo.
Ringrazio innanzitutto il Signore che stasera vi ha riuniti insieme con la preghiera del Santo Rosario che la Regina della Pace ha consegnato ad ognuno di voi.
Ancora vi chiedo di pregare e di offrire in questi giorni per i giovani lontani.
Rientro venerd“ dalla Sicilia, dove sto predicando in una parrocchia della provincia di Agrigento. E’ divertentissimo sentir parlare in siciliano… un dialetto che amo molto… Non importante il luogo o la lingua per testimoniare il Signore.
Vi abbraccio uno ad uno, specialmente i nuovi.
Don Vittorio