rimasto bloccato in aeroporto a causa del gelo che imperversa sull’Italia, profitto per riflettere con voi attraverso questa lettera. Non bisogna mai perdere tempo per ri-cercare il senso e le motivazioni del nostro camminare lungo il tempo. Amate la vita e impiegatela per farne qualcosa di bello, cio di significativo.
C’ un detto siciliano col quale in modo emblematico si racchiude un atteggiamento omertoso e di silenzio collaborativi nel male. Si dice: “nuddu vidi, nuddu sentii, nuddu saccio”. Con tale espressione si esprime il modo di fare di chi preferisce rinchiudersi in se stesso, di chi non riesce ad andare oltre la sicurezza di ci˜ che tiene in mano e a vincere la paura di impegnarsi per il bene comune e con ci˜ anche per se stessi. Il papa Giovanni Paolo II definisce il ‰Û÷bene comune’ come “il bene di tutti e di ciascuno”. Ogniqualvolta riusciamo a guardare a ci˜ che interessa tutti, stiamo pensando anche a noi stessi. Fermandoci qualche istante a vedere la societˆÊ in cui siamo immersi ci accorgiamo di quanto bisogna fare per instaurare in noi e negli altri questa modalitˆÊ di vita.
Tutto questo diventa particolarmente deleterio per i giovani. Proiettati a costruire il proprio futuro e vivendo in questa cultura egoistica siete persuasi a credere che sia questa l’unico modo di continuare e di far valere le vostre ragioni. In questo modo si aggiunge all’egoismo in cui si cresciuti il proprio… si aggiunge male a male fino a diventare vittime di una struttura di peccato tutta radicata sull’egoismo e la fama e sete di profitto.
Ma c’ un’altra possibilitˆÊ. Si tratta di una rivoluzione che oggi appare straordinaria e che tragicamente impegnativa per chi decide nel suo cuore di accogliere il cambiamento. In cosa consiste la novitˆÊ che ci fa mutare atteggiamento nella nostra giornata? Che cosa in grado di farci vincere la cultura dell’io per promuovere qualcosa di pi solidale e fiducioso verso tutti? Parafrasando le parole di un filosofo del secolo scorso: che cosa ormai soltanto pu˜ salvarci? Proprio di questo si tratta: di salvarci. Fermiamoci un attimo a riflettere. A che tipo di conclusioni pu˜ condurre un modo di pensare che respira sempre aria di indifferenza, arroganza, privilegi? Quali atteggiamenti si producono se continuiamo a sottolineare che conta solo vincere, apparire, comandare, sopraffare? Che prospettive vengono elaborate da chi abituato solo a guardarsi dal vicino, anche dalle persone pi amiche?
Io non ci vedo grandi sviluppi e miglioramenti con questo modo di fare. Anzi. Ci sono giˆÊ evidenti segnali di un effetto boomerang: il nostro egoismo e la nostra cattiveria, da tempo hanno iniziato a ritorcersi verso di noi. Ricordo una profetica espressione di Madre Teresa di Calcutta a proposito dell’aborto: “Se ammettiamo che una madre pu˜ uccidere il frutto del suo grembo, non vedo perch non dobbiamo ammettere che un figlio prima o poi possa uccidere chi l’ha messo al mondo”. Questo giˆÊ si verificato.
in questi giorni abbiamo ricordato la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 da parte dell’esercito russo prima e poi delle truppe alleate. Quel luogo diventato simbolo della barbarie nazista: uomini, donne, bambini uccisi in ragione di sentimenti razziali. L’uomo contro l’uomo in un modo incomprensibile. Ancora oggi di fronte a tanto orrore ci si chiede: come si arrivati a tanto? Possibile che migliaia di soldati non riuscivano a capire il male che facevano? Si pu˜ parlare di amnesia collettiva? Fatti come quelli avvenuti nella seconda guerra mondiale ci ricordano che se accaduto forse nel dna dell’uomo simili cose possono verificarsi qualora si realizzino certe condizioni culturali e pratiche. D’altronde quella nazista solo la punta dell’iceberg di questa ‰Û÷ossidazione del cuore dell’uomo’. Altri regimi, ovunque nel mondo, ieri come oggi hanno fatto cose simili.
Si comprende che l’uomo nei suoi pensieri, ragionamenti e sentimenti non pu˜ affidarsi semplicemente a se stesso. Egli necessita di qualcosa che lo superi, che lo chiami a una visione superiore di se stesso. Ha bisogno di uno stimolo costante a trascendersi. Sembra che l’uomo lasciato a se stesso troppo a lungo si accontenti terribilmente di soddisfare i suoi bassi istinti e di non saper guardare che felice se sta insieme agli altri e coltiva una cultura comunitaria.
Per riconquistare noi stessi
Ognuno pu˜ scegliere qualcosa a cui riferirsi per andare oltre se stesso e legarsi agli altri in un progetto. E’ indubitabile in ognuno di noi l’esigenza di fare qualcosa assieme al nostro simile. L’esigenza pi antica e semplice l’unione tra un uomo e una donna: i due stabiliscono una comunione di intenti per la propria felicitˆÊ. O si pu˜ cercare gli altri a motivo di un sentimento forte di amicizia. O anche per un hobby… Come nel bene anche nel male. Si pu˜ stare insieme agli altri per ricercare interessi illeciti, di sopraffazione… fino ad arrivare a condividere con alcuni la morte di altri! Senza andare troppo lontano pensiamo alle associazioni malavitose della mafia, della camorra ecc. laddove al centro viene messo il guadagno a tutti i costi e in tutte le forme.
Alcune di queste associazioni sono naturali (maschio-femmina, amici), altre sono comunione di intenti (societˆÊ, operai, hobbyes), altre ancora sono di pura convenienza negativa. In ogni forma di unione l’uomo cerca sempre la sua felicitˆÊ, lo stare bene, la realizzazione dei propri desideri.
Bisogna capire cosa si cerca? A che livello si pone la meta? A livello di bisogni fisici (mangiare, bere, vestire). O di bisogni culturali (sapere, conoscere). O se invece il nostro scopo verso i bisogni morali (buono, giusto, vero). Insomma la meta finale ad illuminare tutto il cammino della vita. Se il mio interesse quello di metter su famiglia, una volta trovata una donna o un uomo e messo al mondo dei figli, riterr˜ esaurito il mio compito principale. Se invece mi pongo come obbiettivo quello di realizzarmi nel lavoro allora far˜ tutto quanto in mio potere (e quando ne avr˜ le possibilitˆÊ anche ci˜ che pu˜ cozzare con i miei principi) per salire sempre pi di livello nella ditta, o azienda o luogo di lavoro. Attenti perci˜. Se da un lato vero che nessuno di noi pu˜ sapere con certezza cosa riserva il futuro, soprattutto quello dopo la morte, altrettanto vero che una meta futura condiziona fin da ora il nostro vivere. Ce ne accorgiamo poco in quanto siamo troppo impegnati a fare subito, a conquistare, a metterci al sicuro… vittime della frenesia. Se per un istante ci fermiamo e ci lasciamo condurre dalla nostra intelligenza e voglia di approfondire scopriamo che prima di essere protagonisti siamo viaggiatori verso il fine. Certo viaggiatori attivi: ci siamo saliti di nostra volontˆÊ su quel vagone. Il treno della vita si messo in moto senza nostra intenzione, ma la destinazione in qualche modo la scegliamo noi. Alcuni potranno dirmi che non vero, perch non scegliamo n la vita, n la morte. Su questo gli do ragione. Diciamo perci˜ che non abbiamo il potere di stabilire l’inizio e la fine… ma abbiamo il potere di criticare di aver avuto un inizio e una fine proprio perch questi ci sono! Se poi il principio e la fine diventano meno drammatici (e possono diventarlo) allora il problema si sposterˆÊ su come impiegare il tempo che ci allontana dall’inizio e ci avvicina inesorabilmente alla fine.
In primo luogo bisogna avere il coraggio di riconquistare un’esistenza consapevole. Il tempo passato solo alla conquista di piaceri e posizioni ci fa diventare svegli solo sui modi di scalare posizioni ma non sul senso del nostro affaccendarci. Diventi ‰Û÷consapevole’ se quello che vuoi e quello che fai sono realmente ci˜ che tuo, profondamente tuo, ineludibilmente tuo; se risponde alle esigenze pi intime e profonde della tua persona, senza il peso oppressivo di condizionamenti e lo schiacciamento di modelli culturali. E’ vero anche che non si pu˜ non essere condizionati, e non si pu˜ non lasciarsi abbindolare da false culture. Ma ognuno di noi conserva il potere di scendere in se stesso e riconquistare il centro, anche se lacerato.
“Operazione coraggio‰Û il nome di codice di questo percorso.
La mta pi stimolante
All’inizio della Bibbia troviamo un’espressione particolarmente interessante per il discorso che sto proponendo alla tua intelligenza. Il libro della Genesi dice: “Il Signore Dio plasm˜ l’uomo con polvere del suolo e soffi˜ nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente‰Û (2,7).
Si tratta della sintesi della creazione dell’uomo. Al di lˆÊ delle immagini semplici chi scrive vuole dire questo: nessuno ha il potere di darsi la vita, comunque sia accaduto la vita ti stata data. In pi si afferma: puoi pensare che la vita sia frutto del caso, o di una serie di circostanze che si sono verificate, la Bibbia dice la sua: la vita dono di Dio. Accogliere questo pensiero della Scrittura pi che di riflessione, o di conoscenze necessita di coraggio, di fede. Posso dire che da questa prima espressione dipende il tuo vivere. Accogliere la vita come frutto del caso vivere a casaccio provando nel migliore dei modi a dare un senso a ci˜ che non credi ce l’abbia. Accogliere la vita come un processo biologico vuol dire fermarsi alla dimensione esteriore, vera, ma paralizzante del perch della vita. Diversamente: accogliere la vita con coraggio significa guardare all’interno di ci˜ che siamo (un corpo) e di dove siamo (il cosmo), vuol dire andare oltre, fino eventualmente a identificare questo oltre con Dio, come colui che dona, e a percepire il dono come un atto d’amore.
Soffi˜ e alit˜ indicano due distinte operazioni pur riguardando lo stesso oggetto: si soffia e si alita ‰Û÷aria’ che nel linguaggio biblico lo spirito di vita. Dio Padre non solo ci ha dato forma ma anche la possibilitˆÊ di espressione, di manifestazione. Siamo come vogliamo essere perch ne abbiamo avuto la possibilitˆÊ. Non bisogna per˜ confondere ci˜ che siamo con ci˜ che vogliamo diventare distraendoci dal progetto originario.
Poco pi avanti nel libro della Genesi, ad Adamo disobbediente Dio ordina: “Ecco l’uomo diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda pi la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre‰Û (3,22). All’uomo bastava il dono della vita datogli da Dio, in essa era giˆÊ inscritta ogni cosa, ma l’uomo ha voluto fare di testa sua, sotto l’azione del maligno. Per questo atto di disobbedienza Dio ordina all’uomo di non mangiarne pi. Se l’albero della vita significa il ‰Û÷senso della vita’ e l’uomo ha cercato di sostituirsi a Dio, con il divieto di mangiarne ora si vuole dire che sarˆÊ sempre impossibile all’uomo percepire il senso profondo dei suoi giorni. DovrˆÊ fidarsi, abbandonarsi, affidarsi a Dio. Se non lo farˆÊ andrˆÊ errando e sbagliando.
Questi versetti della Scrittura sono estremamente attuali se pensiamo a quanto gli uomini cercano di fare di testa propria. Dio ci avverte sin dalle prime pagine della Bibbia: non assaporeremo in profonditˆÊ il senso dei nostri giorni se non ci appoggiamo mentalmente e spiritualmente al Signore della vita.
Di passaggio vorrei anche sottoporre alla vostra attenzione un’espressione che si trova nel libro del Levitico: “Poich la vita della carne nel sangue‰Û (17,11). Qui si riflette una tipica concezione ebraica, secondo la quale il sangue la sede dell’energia vitale. Ovviamente questa riflessione parte da una considerazione di carattere pratico: tolto il sangue ad una persona essa muore. Dunque: il significato della nostra vita risiede nella capacitˆÊ di donare se stesso, “il proprio sangue‰Û, di vivere per l’altro. Mi sembra bello a questo punto ricordare un pensiero di San Giovanni Bosco: “Non ho mai veduto uno che in punto di morte si lamentasse di aver fatto troppo bene”. Dare la vita tutto il contrario di sprecare la vita, gettandola senza capirne il senso e il valore. Chi invece la dona sa che anche un piccolo istante che gli rimane importantissimo.
Nel vangelo Ges dice: “Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale pi del cibo e il corpo pi del vestito?‰Û (Matteo 6,25). Il Signore non si riferisce ad un atteggiamento di dimenticanza o di rilassatezza, tutt’altro. Bisogna impegnarsi al massimo per fare della nostra vita qualcosa di intenso per gli altri. Ma la veritˆÊ della vita non data dalle cose che riusciremo ad acquistare, dagli abiti che indosseremo, dalle preoccupazioni esteriori. Vera vita vera donazione di se stessi. Chi pensa a donarsi non potrˆÊ mai preoccuparsi sul serio di ci˜ che secondario.
Credo che specialmente in una cultura dell’immagine, un autentico giovane colui che persegue con tutte le sue forze la liberazione dalle sovrastrutture che altri gli vogliono imporre. Sei libero quando riesci a dire di no a un oggetto che tutti portano e tu non lo tieni. Sei vero uomo e vera donna quando un modo di pensare comune e superficiale viene rifiutato come tale, senza assecondarlo per paura di trovarti da solo. Sei un giovane con gli argomenti quando sai dire Ges Cristo anche contro cento che dicono male di Lui.
Sempre in Matteo Ges ammonisce: “chi avrˆÊ trovato la sua vita, la perderˆÊ; e chi avrˆÊ perduto la sua vita per causa mia, la troverˆÊ‰Û (10,39). Perdere e trovare significa centrare la vita su se stessi o su Ges Cristo. Nel secondo caso agli occhi del mondo pare che tu abbia perso qualcosa, mentre proprio allora la stai guadagnando.
All’inizio del vangelo di Giovanni scritto: “In lui era la vita, e la vita era la luce del mondo‰Û (1,4). La vera vita, Ges Cristo, anche vera luce. Chi accoglie Cristo nei suoi giorni e nelle sue scelte sa vedere meglio il suo futuro. Accogliere Cristo garanzia di vita eterna (cf. Gv 3,36). Sta proprio qui il senso originario della vita: chi segue Ges avrˆÊ una vita che prosegue oltre questi giorni. In Ges si realizza veramente il bisogno originario dell’uomo di non morire. Ma tutto questo avviene non nel modo in cui pensa l’uomo, ma propriamente passando per la fine momentanea del corpo. Puntare sulla veritˆÊ di questo passaggio distingue gli innamorati eterni, dagli amanti fugaci; i primi amano sempre, i secondi amano se stessi.
“Come il Padre conosce me, io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore‰Û (Gv10,15). Ges non conserva la vita per s, ma la dona per tutti noi. Per questo noi possiamo finalmente sperare di andare oltre noi stessi: Cristo ci dice che possibile uscire dal nostro labirinto egoistico.
Infine a me piace molto questa espressione che pronuncia Ges: “Come il Padre ha amato me, cosˆÂ anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore‰Û (15,9). Dio ama il Figlio totalmente, cosˆÂ il Figlio ama noi totalmente fino alla morte. Se comprendiamo questo, meditando, pregando, mortificando noi stessi, non potremo che rimanere nel suo amore, non potremo non impegnarci quotidianamente a rispondere al suo amore con la nostra vita.
Il 24 aprile del 1890 Charles de Foucalud quando aveva 32 anni e decide di ritirarsi nella clausura pi dura, scrivendo a Henry Duveyrier sui motivi di tale scelta dice: “Perch sono entrato nella Trappa? Per amore, per puro amore. Amo nostro Signore Ges Cristo sia pur con un cuore che vorrebbe amare di pi e meglio, ma insomma lo amo, e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla sua, una vita tranquilla e onorata, quando la sua stata la pi dura e la pi disprezzata”. Il giovane Charles aveva incontrato l’amore di Ges e non vedeva altra risposta possibile per lui se non quella di ritirarsi e donare ogni suo istante a Cristo.
Se ancora non abbiamo imparato a rispondere all’amore di Dio perch stentiamo a riconoscerlo, anche se Egli bussa alla nostra vita in modo insistente. Coraggio. Non temiamo le risposte d’amore che sono totalizzanti, liberanti e autentiche.
Stasera conto di rientrare con l’aereo, gelo permettendo… altrimenti non mi scoraggio e riprendo a scrivervi.
Vi voglio bene,
Don Vittorio