Carissimci giovani,

continua la mia vita a Gerusalemme. In questi giorni il caldo  molto forte. Ormai sono entrato a pieno ritmo nello studio e nell’attivitˆÊ accademica. Ma non perdo occasioni per conoscere altri angoli di questa meravigliosa cittˆÊ dai mille volti e dai mille posti da scoprire.

In questi giorni e per sette giorni gli Ebrei festeggiano un’ultima grande ricorrenza. E’ la festa di Succot, cio delle Capanne. Leggiamo cos“ nel libro del Levitico: “Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti i cittadini d’Israele dimoreranno in capanne perch i vostri discendenti sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti, quando li ho condotti fuori dal paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio‰Û (23,42-43). Gli Ebrei ricordano dunque i quarant’anni che hanno vissuto nel deserto dopo la liberazione dall’Egitto e prima di entrare nella terra promessa. E per questo costruiscono delle vere e proprie capanne ad ogni angolo di strada, o in una piazza, o sui balconi delle loro case. Le pareti di queste capanne possono essere anche di plastica ma il tetto deve essere rigorosamente di rami d’albero, o palme grandi… insomma di frasche. Cosa fanno sotto le capanne? La sera si radunano e mangiano, bevono, cantano, pregano… insomma pareano malamente!

Anche il condominio sul quale affaccia la mia finestra ha preparato una sukˆÊ (= capanna) condominiale, ma poich l’ambiente  molto chic non urlano, ma ridono a bassa voce, cantano con dolcezza, non sbraitano, insomma   tutta n’ata storia! In questo giorni poi gli ebrei, dopo essere andati alla sinagoga o al Muro del Tempio, portano a casa una lulav, cio quattro rami di piante diverse (palma, mirto, salice e cedro) uniti assieme da un filo. Mentre vi scrivo in una delle capanne fatte sui balconi del condominio  iniziata la preghiera e una famiglia ebrea canta i salmi… e come ci dˆÊ dentro… iih che lamenti!

Della festa delle Capanne parla anche il vangelo di Giovanni (7,2) quando i discepoli invitano Ges a manifestarsi e lui risponde che il suo tempo non  ancora venuto, e per˜ invita gli apostoli ad andare a questa festa…

Mercoled“ 29 settembre ‰ÛÒ Nel pomeriggio sono tornato al souk (= mercato) arabo con uno studente di Nazareth. L’ho potuto visitare in lungo e in largo e poi ci siamo fermati in una pasticceria araba. In veritˆÊ il termine “pasticceria‰Û lo uso io, ma non si addice a quel luogo. E’ un locale in cui davanti l’ingresso ci trovi almeno una decina di arabi fermi a parlare e che quasi bloccano l’entrata. Superato questo primo ‰Û÷posto di blocco’ arrivi al bancone dove fanno bella mostra dei grossi contenitori di dolci. La prima cosa che ti viene da dire (o almeno da pensare) davanti a quella roba : ma che schifezze so’ queste? Poi ti spiegano che bisogna assaggiare, che ne vale la pena, che non  come sembra e allora fai un atto di coraggio (sapete che non me ne manca!) e acconsenti a passare la prova del fuoco.

Ti avvii cos“ alla cassa per ordinare un pezzo di un dolce. Ma le casse di questi locali arabi pi che dei semplici elaboratori sono un vero e proprio cimitero. Dietro il cassiere (in genere il figlio del proprietario) con tanto di baffo (segno di virilitˆÊ nel mondo arabo) giganteggia il poster 90×90 della buonanima del padre, che ti guarda come a dirti: “guai a te se non te magni un dolce…”. Accanto le  foto di tutti i parenti e gli amici, i conoscenti e gli affiliati che Allah si  chiamato a s… fino alla millesima discendenza. Dinanzi a tanto spettacolo mortuario ho commentato: all’anema e cchive bbiecchie, qualcuno vo’ putivn pur sparagnˆÊ! Peggio ancora se uno dei parenti  morto per un attentato o per difendere la causa palestinese… apriti cielo… gli costruiscono un vero e proprio altarino.

Distolto lo sguardo da cotanto affetto familiare riesci, con mille gesti, in mille modi e dopo svariate figure di… a far capire quale dolce vuoi. E poich io non parlo arabo, n c’ speranza che uno di questi capisca un minimo di inglese… l’unica soluzione  far alzare il cassiere (figlio della buonanima… ecc… ecc..) e portarlo materialmente dinanzi al dolce. E solo allora quello se ne esce con le uniche parole che conosce di inglese: no problem! Alla faccia! E se c’era qualche problema si chiamava l’ambasciata italiana?

Ti invitano poi a sederti a un tavolino, dove trovi una brocca d’acqua. Da lontano osservi cosa stanno per servirti. Tra mille mosche, qualche moscerino, e una puzza di spezie che qui  come l’aria… con mani senza guanti igienici, con un tanto di ‰Û÷nero seppia’ nelle unghie che non guasta, ti arriva una fetta di dolce chiamato in italiano la barba di Maometto. Intanto domando al nazaretano che  con me gli ingredienti, almeno per prepararmi psicologicamente… ma lui sta in silenzio e dice: “prova e poi dici a me, prova…”. Ed io in mente: stu’ piezzo ‰Û÷e curnut vo’ pariˆÊ cu mme.

Inizia la prova! Ormai la faccenda pi che un fatto culinario  diventata una questione di onore napoletano, italiano… Si, vi sembrerˆÊ strano ma in questi momenti ti senti difensore della nazione intera… il bello  che ti senti tale davanti a una misera fetta di barba di Maometto! Ma che  sta roba? E’ un misto di formaggio, cannella e spezie, con dello zucchero che toglie l’aciditˆÊ. Ad essere sinceri: davvero buona!

E soprattutto la prova  superata! La battaglia  vinta! L’italico onore  salvo!…

Gioved“ 30 settembre, al mattino ‰ÛÒ La facoltˆÊ organizza ogni 15 giorni una rusticatio e una escursione: la rusticatio  una passeggiata a piedi alla scoperta di luoghi e posti belli della cittˆÊ; l’escursione  la visita a qualche luogo santo pi lontano per il quale ci vuole almeno un giorno. Tutto questo fa parte del programma formativo degli studenti. Sono giornate interessantissime, ben preparate e documentate, in cui chi ti accompagna  davvero un pozzo di sapienza.

La prima rusticatio di quest’anno prevedeva la visita al tunnel di Ezechia. Si trova nel versante sud-orientale della Gerusalemme antica. Di buon mattino partiamo con tanto di berrettino e scarpe comode e attraversato tutto il bacino della Geenna (alcune foto sono sul sito www.vittoriozeccone.it), passando per la piscina di Momilla e la valle della Geenna stessa, camminando sotto le mura della cittˆÊ e del monte Sion arriviamo nella zona sud-est. Lungo il percorso una sola sosta per prendere alcuni semi di senape… e ti accorgi tenendoli in mano a cosa si riferisce Ges quando nel vangelo di Matteo dice: “Se avrete fede quanto un granellino di senape…potrete dire alla montagna di muoversi e si muoverˆÊ‰Û (17,20).

Un po’ stanchi arriviamo al luogo prestabilito. E’ il punto dove si trova l’unica sorgente d’acqua di Gerusalemme, il Gihon. E proprio qui nell’VIII sec. a.C, quindi 700 anni prima di Ges, il re Ezechia fece scavare questo tunnel lungo 533 metri per portare l’acqua nell’antica cittˆÊ di Davide. Dopo aver tratteggiato col ‰Û÷sanzano’ e col ‰Û÷custode’ arabi, e aver stabilito un prezzo decente, alcuni indossano dei pantaloncini altri hanno giˆÊ un costume. Qui nasce un minimo d’imbarazzo in me, perch non avevo portato n l’uno n l’altro… D’altronde sono venuto qui ad insegnare… Per fortuna scattano “gli aiuti ONU‰Û e un sacerdote del Paraguay mi presta uno dei suoi pantaloncini. Ma dove indossarli?… visto che non c’ un locale priv…E cos“ di necessitˆÊ virt… in un angolo cocente, col sole che spacca le pietre, nel bel mezzo di un quartiere arabo… mi tolgo le scarpe…(e uno), mi tolgo i calzini (e due), mi tolgo i pantaloni di jeans (e tre), mi tolgo…(vi piacesse…eh?!), ed esce fuori… uno slip nero-nerissimo (a saperlo la mattina l’avrei indossato bianco!) che pur non volendo avresti dovuto notarlo a forza… e fulmineamente indosso il pantaloncino.

Tutto questo accompagnato dagli occhi indiscreti degli arabi e dagli studenti che sottolineano il mini-streap con ol… ol… ol!

Ma  fatta! Salvato il posteriore… possiamo scendere nel tunnel di Ezechia… L’acqua  fredda ma sopportabile, a tratti arriva fino all’ombelico. Il tunnel  tutto scavato nella roccia ed ha una larghezza che varia dai 65 centimetri a 1,10 mt… diciamo pure, senza paura di essere smentiti, che tipi come Fabio non sarebbero proprio potuti entrare…anche se si fossero portati il pantaloncino!!! Non c’ illuminazione ma gli studenti hanno delle piccole torce. La guida ci invita a procedere in grande silenzio lungo il percorso sinuoso e a pensare che attraverso parte del tunnel i soldati di Davide guidati dal generale Ioab, tanti secoli prima, riuscirono a entrare nella cittˆÊ sconfiggendo i Gebusei. Fa’ impressione camminare in quel tunnel, ti sembra davvero di entrare nella storia… Ogni tanto qualche buca rallenta il cammino e senti diversi ahi… ahi…Solo l’unico napoletano si rifugia in espressioni del tipo: oi’ ma’… puozz’ n’ampenner… Ma il percorso  davvero bello. Si esce in un punto in cui anticamente c’era la piscina di Siloe dove Ges guar“ il cieco nato (Gv 9,7) e di cui oggi resta solo una piccola parte… Ges ha visto quelle acque che io ho percorso…!

A conclusione tutti abbiamo cantato in tono divertito… Sono fuori dal tunnel-el-el-el del divertimento… Con mia sorpresa la conoscevano quasi tutti. Figurt!

Al ritorno, passando per i resti delle tombe dei re, attraverso la Porta del letame (=Dung Gate) risaliamo il quartiere ebraico e tagliando per The Indipendence Gardens (= I Giardini dell’Indipendenza) rientriamo stanchi ma contenti a casa.

Se alcuni di voi riusciranno a venire a Gerusalemme, e il tempo e le piogge lo consentiranno, vorrei portarvi al tunnel di Ezechia… sai che risate!

Gioved“, 30 settembre, alla sera ‰ÛÒ Pi volte in questo giorni ho ascoltato dai giovani salesiani che vivono nell’altra ala della casa un canto dedicato a Don Bosco, loro fondatore. E’ un canto che mi emoziona e che sento particolarmente mio. Dice: Salve Don Bosco santo; salve Don Bosco vieni. Tu vedi i giovani perduti e smarriti, tu ascolta il loro grido di aiuto, tu cercali e portali a Ges…Vi confido una cosa: quando diversi anni fa’ decisi di rispondere alla chiamata del Signore, tre l’altro ero indeciso se farmi o meno salesiano, dunque figlio di Don Bosco. Il suo amore per i giovani, il suo impegno a cercarne altri e altri ancora ha sempre esercitato un notevole fascino su di me. Molti degli stimoli che vi ho dato, provengono anche da quegli insegnamenti. Una cosa  coltivare un giardino giˆÊ dissodato e seminato, altra cosa  partire con un terreno arido e piano piano renderlo fruttuoso. Un giovane San Mattia diventa tale quando diventa esperto in questo, no quando si ferma a frequentare sempre i soliti!

Mensilmente nella comunitˆÊ in cui vivo c’ una serata comunitaria in cui ogni professore o gruppo di studenti, o amici invitati debbono esibirsi in qualcosa (un discorso, una barzelletta, un canto, o della musica, o dei balli…). Anche a me  toccato. Mi sono rifugiato nella canzone napoletana ‰Û÷O surdat nnammurat e non  andata male; la difficoltˆÊ  stata quella di insegnare il ritornello a tutti… ma con un po’ di pazienza ci sono riuscito. E’ stato un bel momento di comunione.

Tutto questo mi fa pensare a come  importante che ognuno di voi si impegni secondo i doni e i carismi che il Signore gli ha dato. E’ proprio vero: Dio non chiede a uno di fare tutto, ma ognuno deve fare la sua parte… senza risparmiare energie e senza stare a guardare gli altri. Solo quando diveniamo consapevoli che la Chiesa cresce anche grazie a me (ma non solo con me!) io cammino. Diversamente sono solo un chiacchierone. Uno del gruppo San Mattia  fedele alla chiamata del Signore quando non si accontenta, ma guarda sempre a quelli che non ci sono e li aiuta in tutti i modi possibili a fargli conoscere una Chiesa viva e vera nella quale dimora Ges. Ho paura che molti si fermino alle loro piccole sicurezze acquisite… stolto questa notte stessa ti sarˆÊ richiesta la vita e le sicurezze a cui ti sei appoggiato non ti serviranno a nulla.

E’ l’invito che il Signore ci rivolge per vivere in continuo dinamismo e movimento, da un lato stando vigili nel nostro percorso di fede, dall’altro non rallentando la marcia verso i giovani lontani. Il Signore ci chiama in molti altri posti. E tu sarai pronto? E’ chiaro che tale chiamata non  per tutti ma solo per quelli che vogliono fare della loro vita un’autentica disponibilitˆÊ a servire la Chiesa nella ricerca di altri giovani. GiˆÊ il Signore sta preparando il terreno “…chi mander˜ e chi andrˆÊ per noi? Ecco manda me‰Û (Is 6,8).

Giovani del San Mattia preparatevi a smontare le capanne…

*Alcuni mi hanno scritto chiedendo se potevano essere inseriti nei gruppi del luned“ (= fedeltˆÊ al Gruppo San Mattia). Io credo che per ora la disposizione dei gruppi debba restare quella che abbiamo definito nel ritiro di Grottaminarda (10-12 settembre u.s.). Il gruppo del luned“  un ulteriore momento ma viene dopo il mercoled“ e il venerd“: sii fedele a questi due appuntamenti unitamente con la S. Messa domenicale per il momento. Forza!

* Laddove si tiene l’incontro del luned“  bene che il padrone di casa avvisi i suoi genitori di questo momento di preghiera e li preghi di non partecipare. Potrebbe darsi che nella piccola condivisione ci sia ancora pi imbarazzo del solito.

* Ricordo anche che per la crescita, dopo aver proclamato un brano della Scrittura, si fa un po’ di silenzio (5 minuti almeno), quindi si fa’ un breve giro di condivisione sull’ultima settimana, soprattutto della vita spirituale, delle difficoltˆÊ pi grandi, ma sempre col desiderio di costruire mai di criticare o cose del genere. Puoi non fare la condivisione un luned“, ma quello seguente s“, perch condividere  uscire dai propri egoismi e dalla tentazione sempre in agguato di farti un cammino da solo.

* In una prossima lettera vi parler˜ degli sviluppi per la ONLUS SAN MATTIA.

Non ricordo quasi mai i sogni. Eppure qualche notte fa’ ho sognato che attorno al mio letto c’erano i piccolissimi San Mattia, cio i figli di alcune coppie: Domenico, Sara, Antonio, Michelino, Vittorio e Francesca. Erano tutti seduti per terra e giocavano allegri, spensierati e alzavano la voce. Io cercavo di farli stare zitti perch era tardi e qui in casa tutti stavano giˆÊ a letto… ma essi continuavano a giocare e a sorridere… qualcuno si alzava appoggiandosi alla rete… e faceva come per picchiarmi… Io non mi trattenevo dalle risate e dicevo ad ognuno una delle frasi con cui abitualmente mi rivolgo quando li vedo. A Sara ripetevo: tutta tua madre! Ad Antonio: ma a ro’ si asciut? A Michelino: mangia tutto! A Vittorio: me lo vuoi dare un bacio? A Francesca: far-fa-llina co-lo-ra-ta…Sono rimasti vicino al mio letto fino a quando non mi sono riaddormentato… con la gioia nel cuore.

Non so interpretare i sogni, ma sento che riguarda qualcosa del futuro…

Le prossime lettere le potrete trovare sul sito che Roberto gentilmente ha allestito per me (www.vittoriozeccone.it). Se qualcuno liberamente poi le vorrˆÊ fotocopiare e distribuire  cosa buona, ma senza impegno per nessuno. Da qualche giorno uso soltanto la scheda israeliana se dovete inviare messaggi: 00972.54.6889125. Per telefonare invece chiamate la casa allo 00972.2.6259171 (orari buoni dalle 13.45 alle 15.30 e dalle 20.10 alle 21.10)

Vi abbraccio con tutto il bene possibile e vi prego di estendere i miei saluti ai vostri cari genitori.  Dio vi benedica.

Vittorio Zeccone

(mail: vittorio.zeccone@tin.it )

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