Miei amati giovani,

tra poche ore accoglieremo gioiosi il nuovo anno. Chi in famiglia, chi con gli amici, chi a ‰Û÷sfrantumarsi’ come gli anni precedenti in nottate pazzesche, per recuperare le quali ci vorrˆÊ almeno una settimana. Tutto ci˜ nel bel bezzo di questa notte: nel 31 dicembre salutiamo il 2004; nel 1å¡ gennaio il 2005. Ricordiamo per˜ che gli anni sono convenzioni, sistemi umani. Certo, le convenzioni ci vogliono e ogni popolo, o gruppi di popoli ne hanno. Ad esempio il nostro 1å¡ gennaio 2005 (calendario Gregoriano) corrisponde per il calendario Giuliano degli Ortodossi ancora al 19 dicembre 2004, per il celendario Copto al 23 del mese di Kiyahk del 1721, per il calendario di Egira dei Musulmani al 20 del mese di Zul Ka’dah dell’anno 1425 e al calendario Ebraico al 20 del mese di Tevet dell’anno 5765.
Dipende ‰ÛÒ dice la canzone ‰ÛÒ da che punto guardi il mondo, tutto dipende!
Comprendete bene che ognuna di queste convenzioni si basa su di un fatto importante accaduto nell’anno “O”. Cos“ il calendario Ebraico inizia a partire da quello che viene considerato l’inizio del mondo secondo la Bibbia per gli Ebrei (che corrisponde al nostro 3760 avanti Cristo). Il calendario musulmano di Egira inizia a partire dalla fuga del profeta Maometto da La Mecca alla cittˆÊ di Medina a causa dell’ostilitˆÊ dei mercanti, che temevano di veder danneggiati i loro interessi, questo inizio corrisponde al nostro 16 luglio del 622. Il calendario copto invece parte dal momento in cui fu proclamato imperatore Diocleziano (corrispondente al 284 d.C.) e il primo giorno dell’anno  il 29 agosto. Il calendario giuliano degli Ortodossi  invece in ritardo rispetto al nostro solo di 13 giorni.
Siamo davvero complicati noi uomini!
La certezza, la veritˆÊ non  mai fuori di noi, ma bens“ nel nostro cuore. Non ti cambia la vita sapere che sei nel 2005 o ancora nel 2004, o nel 1721, o nel 1425, o se addirittura sei giˆÊ nel 5765. Tu resti sempre lo stesso, continui a svolgere la tua vita, a regolare i tuoi affari, a sognare e progettare, a ridere o a piangere. La vita  come un fiume che parte da un alto monte: l’acqua del fiume sono i nostri giorni e come l’acqua  libera di incanalarsi e di arrivare ovunque, cos“ i nostri giorni continuano a succedersi incuranti di date, numeri e circostanze.
Invece molti uomini oggi sono diventati schiavi del tempo, delle convenzioni. Ogni data  buona per festeggiare. Ogni vita  regolata da scadenze: bollette da pagare, rate del mutuo per la casa, rate per l’auto, polizza assicurativa, tasse varie, pigione… Al punto che se non rispettiamo le scadenze stabiliamo delle more, o penali di vario tipo, o perdita di certi diritti e di interessi. Ci siamo costruiti un labirinto intricatissimo.
Eppure tutto ci˜ non possiamo eliminarlo. Viviamo in questo sistema di cose e, a meno di non fare scelte radicali, siamo ‰Û÷costretti’ a sottostare al regime dittatoriale eletto dai nostri interessi ed egoismi.

GESˆª: L’UOMO SENZA TEMPO
Se per le convenzioni esterne non possiamo far nulla trovandoci in un sistema, per il tempo interiore, dell’anima siano noi i diretti responsabili. Possiamo… se vogliamo. Possiamo se accogliamo il liberatore dell’uomo: Ges Cristo.
Sono sicuro che ognuno di voi avrˆÊ provato almeno una volta ad immaginare la vita di Ges: come trascorreva i suoi giorni a Nazareth, cosa faceva con i suoi amici, con quali giochi si divertiva tra le alture della Galilea. O anche quando  cresciuto, come era da adolescente e poi da giovanotto. Infine come organizzava la sua giornata quando decise di dedicarsi all’annuncio della buona novella. Non saremo certamente i primi a perderci in queste fantasie. GiˆÊ i vangeli cosiddetti apocrifi sono una traccia particolarmente viva del modo in cui l’uomo nei secoli ha cercato di conoscere ogni particolare della vita di Cristo che Matteo, Marco, Luca e Giovanni non ci avessero tramandato.
Ora, senza tentare grandi perlustrazioni nei vangeli, ma guardandoli in generale, possiamo sicuramente affermare che Ges era libero dentro, non aveva n si lasciava imporre il giogo delle scadenze. Certo, da uomo religioso, al sabato andava in sinagoga, cos“ come rispettava i cicli vitali (mangiava a certi orari, dormiva in altri… a parte quando stava la notte in preghiera col Padre), calcolava i tempi per giungere in una cittˆÊ o in un villaggio ad annunciare che “ venuto il Regno di Dio”. Ma tutto ci˜ era fatto in funzione di un progetto interiore, di una missione che lo aveva preso del tutto e lo rendeva una fiamma viva: fare la volontˆÊ del Padre Suo che  nei cieli, che  questa “conoscere che il Padre  l’unico vero Dio, e che Ges  stato mandato da Lui‰Û (Giovanni 17,3).
I Vangeli ci presentano Ges sempre in movimento: piuttosto che lasciarsi portare e vincolare dal tempo, dalle cose e dalle preoccupazioni, era Lui che riempiva il tempo. Una libertˆÊ e una forza interiori per mezzo delle quali riusciva a vedere in ogni circostanza ci˜ che era importante e a scartare ci˜ che non lo era: “il Figlio dell’uomo  signore del sabato‰Û (Matteo 12,8).
Anche quando viveva situazioni particolarmente serene e spiritualmente forti Cristo non dimentica il suo compito: sul monte della Trasfigurazione, quando Pietro gli dice “Maestro,  bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mos e una per Elia‰Û l’evangelista Luca, riassumendo probabilmente la reazione di Ges, scrive che Pietro “non sapeva quel che diceva‰Û (9,33). Uno che non sa quello che dice  un ignorante… Proprio come molti di noi: ignoriamo che siamo fatti per qualcosa di bello e di grande, e ci accontentiamo di essere sudditi delle convenzioni.
Allo stesso modo i vangeli sottolineano che neppure di fronte al successo, al consenso acquisito in alcuni momenti, Egli viene meno alla sua libertˆÊ interiore. Fermatevi un momento sul seguente versetto del vangelo di Matteo: “Vedendo Ges un gran folla intorno a s, ordin˜ di passare all’altra riva‰Û (8,18). Meditatelo, non lasciatelo uscire subito dalla vostra mente… In esso c’ la forza dell’ideale che muoveva il Messia.
Come non ricordare poi l’estrema libertˆÊ del Signore di fronte a Pilato, governatore della Giudea. A questi che gli chiede: “Sei tu il re dei Giudei?‰Û, Egli risponde: “Tu lo dici”. L’uomo libero non ha paura, non teme. Sicuramente Ges prevedeva la sua fine dolorosa, sapeva che dal suo modo di parlare avrebbe potuto evitare la condanna a morte. Ma il fuoco di libertˆÊ e di veritˆÊ che ardeva nel suo cuore non potevano essere paragonati a qualche giorno in pi di vita! La statistica puntualmente ci informa che possiamo contare in tutto su circa 25 mila giorni, qualche migliaio in meno per i pi deboli, qualche migliaio in pi per i pi forti. Ma che senso ha questo grappolo di giorni che ci viene messo a disposizione? A che serve vivere 30, 40 o 90 anni se li passi in schiavit? D’altronde “chi di noi, per quanto si dia da fare, pu˜ aggiungere un’ora sola alla sua vita?‰Û (Matteo 6,27).
Attenti per˜: Ges  libero dentro e fuori, ma ha una scadenza chiara, precisa, irrimandabile che i vangeli puntualmente indicano:  “la sua ora”. Ges sa’ quando  giunta la sua ora e lo dice a chiare lettere. Sta nell’orto del Getsemani ai piedi del monte degli Ulivi, da poco ha consumato l’ultima cena con i suoi apostoli in una sala sul monte Sion. Si mette a pregare il Padre “se questo calice non pu˜ passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontˆÊ”. Terminata la preghiera vede che i suoi discepoli dormono, e proprio nel momento in cui i suoi amici non capiscono per la stanchezza, Egli dice: “Dormite ormai e riposate! Ecco,  giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarˆÊ consegnato in mano ai peccatori”. (Matteo 26,45). E nel vangelo di Giovanni la libertˆÊ del Signore nel momento della ‰Û÷sua ora’  ancora pi esplicita: “Ora l’anima mia  turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora” (12,27). Cos“, non appena Giuda prende il boccone e se ne va dichiarando ‰Û÷senza parlare’ il suo tradimento Ges dice: “Ora il Figlio dell’uomo  stato glorificato, e anche Dio  stato glorificato in lui. Se Dio  stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherˆÊ da parte sua e lo glorificherˆÊ subito‰Û (Giovanni 13,31-32).
L’ora di Ges giunge in un contesto di tradimenti, di rifiuti, di solitudine e angoscia. Ma Cristo, l’uomo libero, rimane fedele al suo progetto, al suo ideale di salvezza per tutti gli uomini.

Carissimi giovani, nell’augurarvi un felice anno nuovo, vorrei rivolgermi al vostro cuore con le parole che Ges pronuncia quando vede arrivare Giuda con le guardie dei romani e i giudei. In quel momento, senza timore, ma con la forza che viene dall’aver messo ogni speranza in Dio Padre dice ai discepoli: “Alzatevi, andiamo…‰Û (Matteo 26,46).
Alzatevi e andiamo cari giovani: continuiamo ad incontrare Ges.
Alzatevi e andiamo senza essere legati a schemi e convenzioni che ci rendono schiavi.
Alzatevi e andiamo perch i discepoli stanno lˆÊ dove  il loro Maestro.
Alzatevi e andiamo perch altri giovani si uniscano al gruppo.
Alzatevi e andiamo: se farai questo sarai un giovane libero!

Buon Anno,
Don Vittorio
(vittorio.zeccone@tin.it)

P.S. Caro giovane, vorrei che potessi fotocopiare questa lettera anche per i tuoi genitori o, cosa ancora migliore, che nel primo giorno del nuovo anno, poteste leggere questa lettera prima di mettervi a tavola ringraziando il Signore. La lettura di queste pagine con la tua famiglia  anche il mio modo personale per augurare alla tua famiglia un buon inizio anno.
Per la benedizione della tavola a principio del nuovo anno puoi usare anche questa preghiera che ho preparato.

BENEDIZIONE DELLA MENSA ALL’INIZIO DEL NUOVO ANNO

– Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

(Breve pausa di silenzio per chiedere al Signore la benedizione nel nuovo anno)

– Preghiamo (possibilmente letta dal capofamiglia):

Ti ringrazio Signore Dio Onnipotente,
per questo nuovo anno che hai donato
a me e alla mia famiglia.
Per te “mille anni sono come il giorno
di ieri che  passato‰Û,
eppure Tu chiedi ad ognuno
di vivere ogni giorno alla Tua presenza.
Ti ringrazio per mia moglie e i miei figli,
Ti benedico per il lavoro e il sudore della fronte,
Ti loro per le gioia di poter rivedere ogni mattino
il volto dei miei cari nei quali rivedo me stesso.
Benedici o Signore questa mensa, questa famiglia
e quanti incontreremo in questo nuovo anno.
Fa’ che alla fine dei nostri giorni
conserviamo la fede e la speranza in Ges Cristo,
vero Dio e vero uomo,
cos“ da godere del suo infinito amore
e vivere nello Spirito Santo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen

– Insieme diciamo la preghiera che Ges di ha insegnato: Padre nostro…

– Ed ora cari familiari diamoci un segno di pace come augurio cristiano per il
nuovo anno.

Conclusione: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Buon Appetito e Buon Anno!

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