questa mia sesta lettera vi giunge quando ho trascorso appena un mese in Terra Santa. L’altro giorno, di buon mattino, ho trovato sul mio cellulare un sms che me lo ricordava. Credo che la persona che l’aveva inviato non avesse dormito tutta la notte precedente!
Inizio col condividere e insistere ancora una volta con una riflessione…
Pagare di persona
Dopo aver superato la porta di Giaffa ed essersi fermati un momento ad ammirare i resti della Cittadella dove un tempo c’erano le grandi torri che aveva fatto costruire Erode a protezione del suo palazzo, si imbocca la via del Patriarcato armeno ortodosso nell’omonimo quartiere. Di fronte all’ingresso c’ un’iscrizione in arabo risalente al settimo secolo d.C. in cui il califfo arabo, un certo Omar Ibn-Il-Khattab, mette in guardia i malintenzionati che volessero fare qualche danno al convento. Il califfo fece scrivere: “Siano maledetti tutti, con le loro future generazioni e maledica Dio Onnipotente chiunque rechi danno o ingiustizia a questo Santo Luogo”. Sono parole forti che avevano il compito di spaventare quelli che avrebbero anche solo pensato di comportarsi in modo indecente in quel posto.
Voi stessi potrete notare la somiglianza impressionante con le maledizioni che a volte sentiamo nella nostra lingua dialettale: schiattˆÊ tu, figlit, patet, mammeta e tutta a discendenza toia… Nun ave’ pace po’ riest dde’ journ tuoi… O quando i vostri genitori litigano in modo apocalittico, prima o poi buttano fuori frasi del tipo: mannaggia ‰Û÷a famiglia toia… ‰Û÷a nonnt cca’ s’ spusai cu’ nonneta… E cos“ via.
Come potete osservare… non che siamo tanto lontani dalla cultura araba!
Conoscere la storia di quest’iscrizione mi ha impressionato: un califfo arabo che si mette a protezione di un’istituzione cristiana! Davvero non ci sono barriere per chi si comporta con animo retto. Il buono, il giusto e soprattutto il vero possono appartenere a chiunque purch si sia disposti a pagare personalmente un prezzo.
D’altronde, pur con altro spirito, al capitolo 6 del vangelo di Luca leggiamo di Ges che lancia alcune maledizioni verso i ricchi, i sazi, coloro che ridono per le sventure altrui e coloro che anticipano il giudizio che appartiene solo a Dio, tutte categorie di persone che non “ci rimettono‰Û nulla.
Ma allarghiamo lo sguardo anche se la cultura di oggi cerca in tutti i modi di farcelo restingere… Chi che fa avanzare la storia? Quali uomini hanno dato una svolta decisiva alla crescita e allo sviluppo dell’umanitˆÊ? O anche in contesti pi piccoli: quando possiamo dire che le cose possono cambiare e migliorare? A tutte queste domande la risposta sembra essere sempre la stessa: quando c’ davvero qualcuno disposto a mettersi in gioco e a pagare di persona.
Cos“ pure nel rapporto con Cristo: cresciamo in Lui quando proviamo ad imitarlo, ma imitarlo veramente vuol dire passare per le vie strette e ahim dolorose. Certo le vie larghe sono comode, meno problematiche… Eppure solo nelle piccole e anguste stradine che si possono vedere cose originali, particolari meravigliosi, angoli suggestivi… Cristo ci invita a stargli dietro… ma lui non prenderˆÊ mai strade larghe… Ricordate le sue parole nel vangelo di Matteo… “Entrate per la porta stretta, perch larga la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano” (7,13-14). E la precisazione simile nel vangelo di Luca: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perch molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno‰Û (13,24).
Avete mai visto una persona eccessivamente grassa quando si trova di fronte ad un ingresso piccolo rispetto alle sue proporzioni… o quando deve scendere a visitare una grotta con una piccola entrata… GiˆÊ a distanza questa persona si scoraggia e schernendosi dice a s e a quelli che gli stanno attorno: “Io resto qui, tanto non ci passo… non per me”. Eppure nel suo intimo vorrebbe potercela fare anche se con sofferenza. Bene: se in quei momenti ‰Û÷drammatici’ per il fratello in carne qualcuno dei suoi amici gli dice “Almeno provaci… vediamo bene… pu˜ darsi che ci riesci…”. E se dopo un po’ di sforzo (tiraggio di panza…, compressione delle masse lardo-minali alle pareti rocciose della montagna…, spinte da dietro degli amici per sturare l’imboccatura occupata dall’amico pi grande…) la persona grassa riesce ad entrare laddove non osava sperare… la vedrete particolarmente contenta anche se alquanto sofferente.
Giovani! Tutti voi potete farcela a camminare con Ges! Nessuno escluso! Ma dovete essere consapevoli che per camminare dovete spendere qualcosa… diciamo pure ‰Û÷perdere’ qualcosa di voi, del vostro Io.
Ancora pi calzante mi sembra l’esempio di quando andate e tornate dalle vacanze..
Spesso mi sono fermato ad osservarvi e ad ascoltarvi ridendo dentro di me mentre vi organizzate mesi e mesi prima: scegliete, verificate, telefonate, contattate, fate la comitiva, componete le auto, immaginate le serate, fate la spesa per un mese dovendo fermarvi una settimana, vi portate non solo la vostra roba ma anche quella dei vostri zii e nipoti (Anna di Ciro si porta anche la roba dei nonni!), lasciate testamento e tutti i possibili recapiti… Eppure per quanto abbiate fatto bene tutto questo cammino precedente (fino ad oggi non ci siete ancora riusciti… nonostante i milioni di tentativi di Nello beghello!) al ritorno vi soffermate su quella persona che si mostrata chiusa, non si aperta, o peggio ancora che era estremamente tirchia… ecc… ecc… Ed cos“!
Ogni chiusura, in qualunque ambito, sempre motivo di tristezza. Immaginarsi la chiusura verso il Signore, il non farlo partecipe dei nostri limiti, il non riconoscere che su questo punto… e su quest’altro punto… debbo impegnarmi a cambiare.
San Paolo riassume bene quello che ho cercato di dirvi con un mare di esempi quando dice: “Dio ama chi dona con gioia‰Û (2Cor 9,7). Donare cosa? Ci˜ che mio: il mio tempo, le mia qualitˆÊ… me stesso. Che significa ‰Û÷con gioia’? Che nel metterti a disposizione non provi alcun peso… perch hai maturato un rapporto cos“ stretto col prossimo che darlo o farlo per lui ‰Û÷come’ darlo o farlo a te stesso a prescindere dal suo modo di agire.
E ancora…
…‰Û÷Donare con gioia’ vuol dire essere generosi. Come risultano vere le parole del filosofo che vi invito a meditare: “se si pu˜ dare senza amare, per cos“ dire impossibile amare senza dare‰Û (Jankelevitch). Ci˜ che fa cambiare segno alla nostra vita non il donare, ma l’amare.
Chi ama non mai triste… o la sua unica tristezza di non saper amare di pi.
Mio amato giovane, guardati un attimo: forse chiami in mille altri modi la tua tristezza e probabilmente dai la colpa a chissˆÊ quante persone. Niente di tutto questo. La causa profonda della tua tristezza perch non ami, non sei capace di amare, o peggio ancora, sai che devi provarci e non ne trovi la forza.
Ecco il prezzo che ogni vero seguace di Ges deve essere pronto a pagare: impegnarsi nella via dell’amore!… nonostante tutto impegnarsi ad amare!
Vita in Casa
Mi rendo conto di non avervi mai descritto le mie giornate. Beh al riguardo ci sono poche cose da dire. La levata alle 6.00, cui fanno seguito le preghiere, la Santa Messa e la meditazione. Dopo una ‰Û÷significativa’ colazione iniziano le lezioni che terminano alle 12.15. Quando non ho lezione vado spesso in biblioteca a leggere o studiare altro, oppure preparo gli schemi per le lezioni successive. Nel primo pomeriggio faccio una passeggiata trovandomi a pochi minuti dal centro della cittˆÊ e ne approfitto per scaricare la posta o sbrigare qualche faccenda. Quindi ritorno allo studio e alle cose da scrivere… Le preghiere serali e la lettura spirituale. Dopo cena a volte mi trattengo mezz’ora dinanzi alla TV specie per qualche notiziario o faccio un breve giro con qualcuno, dopo la recita del S. Rosario. Rientrando in camera lavoro ancora al computer e alle materie… fino a quando gli occhi reggono. Questo in linea di massima.
Il clima sereno e cordiale. I rapporti sono improntati alla gioia. Del buon vino rende pi corposa l’allegria unitamente alle pietanze che prepara il nuovo cuoco l’armeno Nubar. In effetti la cuoca precedente era qui da quarant’anni… Nubar in prova e quando ho saputo il suo nome, poich sto a ruota di caff, ho scherzato chiedendogli in napoletano: cunusciss’ pe’ caso nu’ bar per un buon caff. Lui mi ha guardato stralunato e mi ha detto: “Io Nubar…Io Nubar”. Al che, sempre in napoletano gli ho detto: cheeecacchio o’ fai ‰Û÷o caf napulitan!
Certo la cucina non variegata come la nostra. Spesso si mangia del buon riso con dei sughi (che non sono riuscito ancora a decifrare). Finora non ho mai visto pasta al sugo di pomodoro. L’altro giorno c’erano una specie di peperoncini verdi misti con carne; ho chiesto di cosa si trattasse e mi stato detto che erano corna greche. Buone comunque… Ogni occasione utile per stare in allegria e quando capita l’onomastico o il compleanno di qualcuno si conclude con un brindisi gioioso.
Alla sera in cucina stata assunta una signorina che mi sembra la consorte del Gabibbo… difatti l’ho ribattezzata Gabibba araba.
Processione armena
La settimana scorsa accaduto un fatto increscioso la cui notizia si diffusa rapidamente nelle comunitˆÊ cristiane. Nella cittˆÊ vecchia i cristiani armeni stavano facendo la processione della Croce (qui ogni confessione fa qualche processione…). Lungo il percorso un giovane ebreo al passaggio del Crocifisso gli ha sputato addosso. Non accadono spesso di questi fatti, ma neppure sono rari. All’udire questo episodio dentro di me ho sentito salire un forte sentimento di rabbia… Poi ho saputo che il vescovo armeno che guidava la processione non si perso d’animo: si avvicinato all’insolente giovanotto ebreo e gli ha dato uno schiaffo. E va fa’ ncapa… Forse la reazione non stata molto evangelica, ma se io fossi stato l“ avrei fatto pure altro…Quando ce v˜, ce v˜!
Questo evento mi ha riportato alla mente il tema della testimonianza. Noi viviamo in un paese dove la maggioranza delle persone dicono di essere cristiani e per questo motivo non pensiamo spesso alla vera testimonianza che dobbiamo rendere a Ges Cristo… la diamo per scontata… se non lo faccio io lo farˆÊ qualcun altro. Qui a Gerusalemme come nei paesi in cui i cristiani vivono accanto ad altre confessioni religiose si avverte con pi urgenza la necessitˆÊ di testimoniare in concreto la fede in Ges salvatore a partire dalle piccole cose.
E tu sei capace di difendere Ges Cristo? O sei tra quelli che sotto sotto… lo offendono con i propri comportamenti? Chiediamo al Signore questo coraggio: Dio mio fa’ che il sangue mio ribollisca ogni volta che offendono il tuo nome; che io trovi forza per darti la lode e la gloria che Tu solo meriti!
Che cosa resterˆÊ dei miei giorni?
Ieri pomeriggio in un ospedale di Gerusalemme si spento un sacerdote salesiano di 90 anni. Io non lo conoscevo ma quanti ne hanno parlato riferivano delle sue spiccate doti di umanitˆÊ, di zelo e di preghiera. Stamattina nella S. Messa un suo confratello ha ricordato le tappe di questa lunga vita. Ho calcolato che i novant’anni di questo sacerdote sono stati racchiusi in meno di due minuti lungo i quali sono stati descritti, per sommi capi, i posti dove ha lavorato (Betlemme, Beirut, Istanbul, Il Cairo) e le sue caratteristiche principali. Novant’anni in due minuti! Vita e senso della vita! Il tutto in poco! Ricordo di aver letto da qualche parte che approssimativamente i giorni di vita per ognuno di noi sono poco pi di ventimila, qualche migliaio in pi per quelli di buona salute, qualche migliaio in meno per quelli di salute cagionevole. Sempre pochi rispetto ai secoli che ci hanno preceduti e all’eternitˆÊ che ci attende. In questo senso davvero il nostro passaggio sulla terra breve.
Ma a cosa deve servire questo mio passaggio tra gli uomini?
Riflettete con me cari giovani.
Ci affanniamo in tantissime cose, molte delle quali davvero inutili. Sbraitiamo per tutto e il contrario di tutto. Progettiamo, organizziamo, vogliamo sempre pi apparire… Ma cosa resterˆÊ di tutto questo? Ci agitiamo a costruirci un nome dinanzi agli uomini quando invece dobbiamo farci un nome dinanzi a Dio. Le tracce che lasceremo di noi saranno solo quelle seminate nel cuore degli altri col bene dato a piene mani. Le cose che restano sono quelle che non si vedono. Preoccupiamoci maggiormente di lasciare questa ereditˆÊ… a partire dalla nostra famiglia, quindi i nostri amici e in particolare nei giovani che incontriamo.
Uno del San Mattia sa che i cuori degli altri giovani sono come delle casse vuote da riempire con i propri gesti di attenzione, di premura, di amore creativo. Un giovane che vi incontra deve avere la percezione che il suo cuore da quando vi ha incrociato meno vuoto, ha motivazioni nuove, riceve degli stimoli positivi.
Spero e prego che nel vostro ultimo giorno, quando io dall’alto dei miei anni celebrer˜ i vostri funerali (non toccatevi… superstiziosi… tanto sarˆÊ il contrario) possa dire dall’altare: “quest’uomo, questa donna hanno seminato negli anni amore nel cuore di tanti giovani che ora sono qui presenti e sono diventati bravi papˆÊ, brave mamme … I giovani di una volta sono quelli che oggi pregano e ringraziano”.
Ges dice nel vangelo: “dai frutti si riconosce l’albero‰Û (Mt 12,33). Anch’io voglio riconoscervi dai frutti… e sapete bene che i frutti saporiti maturano in un lungo arco di tempo e hanno bisogno di molte cure. Non vi agitate perch il tempo della raccolta non questo. Ora prega, digiuna, adora. Prima devi togliere il marcio.
A volte scherzo con uno di voi chiamandolo ‰Û÷fruttivendolo’: come il venditore di frutta lui, fin dal mattino, per attirare i clienti, espone ‰Û÷sul bancone dei suoi modi di fare’ le cose pi belle a vedersi e pi profumate all’odorato.
Ma saranno veramente buone le cose che mettiamo dinanzi agli occhi degli altri? O non saranno piuttosto le uniche cose che possediamo, consapevoli che se il cliente ci chiedesse cose saporite pi che belle fuori noi non sapremmo cosa dargli?
Ges, quando ritornerˆÊ, non credo farˆÊ molte domande ma piuttosto “ci˜ che avremo detto nelle tenebre, sarˆÊ udito in piena luce; e ci˜ che avremo detto all’orecchio nelle stanze pi interne, sarˆÊ annunziato sui tetti‰Û (Luca 1,3) E qui “dire‰Û significa anche “fare‰Û!
Attenti perch molti impostano la loro vita come esperti fruttivendoli… Passano molto del prezioso tempo a dare la voce! E sono contenti non perch hanno amato, ma solo perch hanno venduto! E’ la pi grande tristezza: illudersi con briciole di piacere!
Piccoli Missionari presso i Giovani
Per tradizione la Chiesa prega e ricorda nel mese di ottobre le missioni e tutti i missionari. In un certo senso ogni battezzato missionario, ognuno deve impegnarsi a diffondere il vangelo nella propria vita e in quella dei fratelli. La fede autenticamente vissuta ci mette sempre in movimento verso i lontani.
Tra gli studenti che seguono le lezioni ve ne sono cinque che hanno scelto di andare in missione e si stanno preparando per quello. C’ Albeiro (Colombia) che andrˆÊ in Vietnam e Cambogia; Robin (India) Vitali (Biellorussia) e Roman (Polonia) che andranno negli altri paesi del Medio-oriente (Siria, Giordania, Libano, Egitto) e Zemichael (Polonia) che andrˆÊ in Angola. Giovani provenienti da paesi totalmente diversi che mettono la loro vita nelle mani di Dio per annunciarlo.
Anche voi, in misura diversa, siete chiamati a crescere nella dimensione della missione. Conoscete meglio di me i tanti giovani ‰Û÷senza Ges’. Abbiamo il dovere di comprendere come poterli aiutare perch anch’essi facciano l’incontro decisivo nella propria vita! Dunque: pregheremo e faremo quanto possibile per strappare altri giovani al maligno. Con la Grazia di Dio e con molta umiltˆÊ si pu˜!
Crescita nei Gruppi del Luned“
Tieni fede all’incontro del luned“. Sii sempre presente. E se qualcuno si fermato non perdere le speranze: chiamalo, cercalo, trascinalo, sii pi forte di lui o di lei. Perch la debolezza non si vince con la forza ma con l’amore.
Vuoi sapere se hai fatto una buona condivisione? Basta chiederti se le cose che hai detto hanno toccato il tuo ‰Û÷Io’. Se si tratta di osservazioni, precisazioni, puntualizzazioni… saranno anche cose utili ma non condivisione; questa vera quando ti accorgi che TU e solo TU sei in gioco e non rimani sempre ‰Û÷in panchina’, cio al sicuro da ogni incidente.
Grande Napoli!
So che il nostro Napoli naviga finalmente nelle parti alte della classifica. Era pure ora: pur sempre in serie “C”. In casa gli altri docenti italiani tengono quasi tutti per la Juventus o per il Milan. Tra gli stranieri che conoscono il calcio italiano nessuno tiene per il Napoli… Sono solo e indifeso…
Ma resister˜… anche in prima categoria sempre Forza Napoli!
… Lotteremo fino alla morte… fino a quando i nostri color… trionferanno nel fondo del cuor… E ora per l’appunto ci siamo… al ‰Û÷fondo’… Indiperindipoi…
Vi stringo tutti affettuosamente,
Don Vittorio Zeccone
(vittorio.zeccone@tin.it)
P.S Come sempre ti chiedo di fotocopiare questa lettera per quanti non hanno un collegamento alla rete e per quanti altri la desiderano.