ce lo siamo detti molti volte. Alcuni certo hanno difficoltˆÊ ad ammetterlo e si costringono al silenzio. Ma che senso ha la vita se non la mettiamo in gioco? ‰Û÷Mettersi in gioco’ non significa fare cose straordinarie o impossibili. Piuttosto vuol dire avere la certezza che ci˜ che fai proprio ci˜ che la veritˆÊ del tuo cuore e del tuo essere desidera fare. Distinguiamo nettamente il ‰Û÷mettersi in gioco’ dall’improvvisare, o dal lasciarsi trascinare dalle emozioni, o, peggio ancora, dai facili entusiasmi.
Ges non una scelta, ma La Scelta
A me piace molto questa definizione data da uno dei maggiori teologi del secolo scorso: “occorre dimorare continuamente in ci˜ che si scelto una volta con un impegno solenne; tale dimorare allo stesso tempo un resistere e un sotto-stare‰Û (Han Urs von Balthasar).
Ci˜ non significa fare sempre le stesse cose; piuttosto lasciarsi guidare sempre dalla scelta di fondo che dˆÊ senso e riempie la propria vita, la cosiddetta opzione fondamentale. Cos“, se abbiamo scelto Ges Cristo, noi continueremo a seguirlo in ogni momento e luogo; continueremo ad essere suoi in ogni attivitˆÊ che facciamo, dall’essere casalinga ad andare in ufficio, con i miei famigliari e con i colleghi di lavoro. Ges l’orizzonte entro cui ci muoviamo, nel quale dobbiamo imparare a leggere tutto quanto ci accade. San Paolo un giorno fece questa bella professione di fede davanti agli ateniesi: “In Dio infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo‰Û (Atti degli Apostoli 17,28).
Mio caro giovane, se hai scelto Ges ogni azione si carica di un senso nuovo, anche la pi insignificante: non che tu sei cambiato, o sei diventato un’altra persona, ma Ges che ti ha raggiunto dando una pienezza di senso alla tua vita quotidiana.
Prima di incontrare Cristo il lavoro era solo fatica e un mezzo per permetterti il futuro; dopo averlo incontrato esso diventa uno strumento attraverso il quale tu prendi il sostentamento necessario per annunciare il Signore a partire dal posto stesso di lavoro. O anche: se prima la tua scuola, o facoltˆÊ, o studio, ti apparivano solo come vie finalizzate ad una professione, ora con la luce che proviene da Cristo, le stesse fatiche diventano occasione per realizzarti e portare con te il Signore Risorto. A volte questo risulta pi difficile, e per questo necessario fare un cammino di fede, perseverare nella preghiera e nella meditazione della Parola di Dio, purificare il proprio spirito con la necessaria mortificazione… e poi aprirsi alle novitˆÊ dello Spirito Santo.
C’ una frase dello scrittore francese Bernanos molto illuminante al riguardo: “Molti, quando moriranno si accorgeranno di avere ancora l’anima del tutto nuova, come un fazzoletto appena preso dal cassetto”.
Ricordate la parabola che Ges racconta sui talenti? Tutti raddoppiano i talenti avuti dal padrone… “Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e cos“, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perch a chiunque ha sarˆÊ dato e sarˆÊ nell’abbondanza; ma a chi non ha sarˆÊ tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; lˆÊ sarˆÊ pianto e stridore di denti‰Û (Matteo 25,24-30).
In questo brano del vangelo restiamo compiti dal fatto che Ges dˆÊ a chi giˆÊ possiede e toglie a chi ha poco! Ma qui il vangelo non vuole giustificare l’ingiustizia, piuttosto vuole spronare ognuno di noi a impegnare tutta la propria vita perch alla fine riceveremo il giusto premio.
Che tipo di impegno devo prendermi allora? Certo per Cristo.
Ma in che modo? Cristo l’immensitˆÊ e la totalitˆÊ. L’uomo non pu˜ fare tutto. D’altronde questo oggi uno dei problemi pi grandi allo sviluppo e alla maturitˆÊ di voi giovani. Imbottiti di strane idee dal mondo che vi circonda, volete vivere tutte le esperienze e tentare di fare ogni cosa. Vi buttate nelle cose senza un progetto, senza ordine. Camminate ‰Û÷andando a zonzo’. Vi prendete qualunque cosa vi capiti… E cos“ rischiate di fare nella vita spirituale. E’ sbagliato come nella vita, tanto pi in quella spirituale non si pu˜ essere tuttologi. Bisogna percorrere una strada e restare fedeli fino alla fine, a qualunque costo.
I due pilastri dell’amore sono unicitˆÊ e totalitˆÊ: chi ama vuole che la persona amata sia l’unica della sua vita e che per lui o lei sia tutto. L’amore esclusivo. Diversamente depravazione, falso amore. Ho visto giovani illusi da false idee sull’amore correre il serio pericolo di non saper pi scorgere l’Amore vero. UnicitˆÊ e totalitˆÊ. Costa, ma la certezza dell’amore.
Cos“ ci appoggeremo con tutte le nostre forze al Dio unico di Ges Cristo, in lui deporremo tutte le nostre attese e speranze. E quelle che non si realizzeranno in questa vita, si realizzeranno nella vita eterna.
La gelosia di Dio
Non dimentichiamo che il nostro un Dio geloso. Ovviamente quando la Bibbia parla di ‰Û÷gelosia divina’ si riferisce a quel sentimento positivo per il quale Dio ama i suoi figli e non tollera in alcun modo che percorrano strade sbagliate. Questa gelosia da coltivare! Non la gelosia stupida per mezzo della quale si ha paura dell’altro e dell’altra. La gelosia ‰Û÷divina’ vuole il bene della persona amata. La gelosia ‰Û÷umana’ vuole bloccare la capacitˆÊ di amare che in ognuno di noi limitandola solo al partner. Chi accecato dalla gelosia uno schiavo di se stesso!
Come bello rileggere a questo punto alcune espressioni disseminate tra le pagine dell’Antico Testamento a proposito di questa gelosia ‰Û÷divina’.
Fermatevi a riflettere in questi giorni e considerate che ognuno di noi la persona per cui Dio geloso.
Nel libro dell’Esodo a Mos sul Sinai Dio dice: “Non ti prostrerai davanti a loro (ad altre divinitˆÊ) e non li servirai. Perch io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione‰Û (20,5). Attenti dunque: quando non sentiamo l’amore di Dio probabile che nel fondo del nostro cuore ci siamo prostrati ad altri idoli, che non diamo a Dio tutto l’onore e tutta la gloria!
Pi attuale il racconto-dialogo tra il popolo e Giosu nell’omonimo libro. Giosu convoc˜ a Sichem una grande riunione. Egli dapprima ricord˜ al popolo tutto ci˜ che il Signore aveva fatto per il suo popolo, poi diede la parola al popolo per conoscere il parere. Il popolo disse: “Non sia mai che noi abbandoneremo il Signore per servire altri dei! Poich il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d’Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati… Perci˜ anche noi vogliamo servire il Signore, perch Egli il nostro Dio‰Û (24,16-18).
Davvero una bella dichiarazione d’amore al Signore. Ma pu˜ bastare? Le parole passano. Ci vuole la vita dedicata sul serio al Signore.
Per questo Giosu subito dopo aver ascoltato queste parole ricorda al popolo: “Voi non potrete servire il Signore, perch un Dio santo, un Dio geloso; Egli non perdonerˆÊ le vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il Signore e servirete di stranieri, Egli vi si volterˆÊ contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farˆÊ del male e vi consumerˆÊ‰Û (24,19-20).
Giosu mette in guardia il popolo: non fare debiti con la bocca, non sprecare parole, rendetevi conto di cosa significa servire il Signore! Ci ritornano in mente le parole simili che Ges pronuncia verso quelli che non persevereranno con lui: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e si volge indietro, adatto per il regno di Dio‰Û (Luca, 9,62).
Ma alle parole di Giosu il popolo rispose con decisione: “No! Noi serviremo il Signore‰Û (24,21). E Giosu conclude: “Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelto il Signore per servirlo‰Û (24,21-22).
In breve: se stata autentica la scelta di seguire il Signore, non possiamo rimangiarcela ogniqualvolta essa ci chiama ad un impegno di fedeltˆÊ. Chi ama, non pu˜ amare solo quando facile, ma soprattutto quando il clima familiare si fa difficile che deve rimanere legato all’Amore autentico e fedele.
Anche noi spesso ci comportiamo in questo modo. Possiamo citare qui le parole che Pietro pronuncia a favore di Ges dopo che il Signore aveva detto agli apostoli per la prima volta che avrebbe sofferto. In quell’occasione Pietro chiama in disparte Ges e comincia a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore: questo non ti accadrˆÊ mai‰Û (Matteo 16, 22).
Come pure nell’orto degli ulivi Pietro fa un’altra bella figura nei confronti del Maestro dicendo: “Signore, anche se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzer˜ mai‰Û E Ges gli risponde: “In veritˆÊ ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte‰Û (Matteo 26,33-34). Ges non aggiunge pi nulla… perch sa!
Sappiamo che Pietro immagine della Chiesa, dunque ci rappresenta; le cose che ha detto a Ges in qualche modo, per l’esperienza del peccato, le abbiamo pronunciate anche noi; i suoi tradimenti e rinnegamenti sono pure i nostri. Eppure diciamo di aver scelto il Signore!
Ogni scelta autentica quando portata avanti dalla forza dello Spirito Santo. Ecco il segreto della nostra opzione fondamentale per Cristo.
A principio c’ il Silenzio
Nella lettera di Giacomo apostolo scritto: “Che giova fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede pu˜ salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‰Û÷Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Cos“ anche la fede: se non ha le opere, morta in se stessa‰Û (2,14-17).
Il rapporto tra fede e opere stato sempre molto sentito all’interno della Chiesa. Sappiamo che entrambe sono importanti, che debbono combinarsi: una fede operosa, e delle opere piene di fede! Di questo c’ sicuramente bisogno e ognuno di noi sa quanto deve impegnarsi per rendere pi concreta la propria fede.
Tuttavia, guardando al mondo in cui viviamo, a questa societˆÊ fatta di persone che urlano per farsi notare… mi pare necessario mettere qualcosa prima della fede e delle opere. Come si pu˜ accogliere veramente il dono della fede? In che modo agire e testimoniare la nostra fede? Fede o opere sono giˆÊ delle conseguenze: la fede conseguenza del dono di Dio; le opere sono una conseguenza di una fede produttiva. Qual la base per una vera fede e per delle opere ispirate dal Vangelo? Il silenzio.
Non vi accorgete come vi distrae il frastuono di questa vita? Quanto vi distrae il chiasso di tante voci… bla… bla… bla… Avete la testa piena di chiacchiere… Manca il silenzio.
Diversi psicologi hanno detto che la mancanza di silenzio dovuta alla paura di ascoltarsi! A me interessa soprattutto dirvi che il silenzio non assenza ma presenza di Dio. Dio un mistero e noi entriamo nell’intimitˆÊ con Lui solo coltivando il silenzio interiore.
Gettando uno sguardo sulle nostre vite, possiamo constatare quanto sia forte, nonostante il nostro impegno, l’attrazione che subiamo per conformarci al ritmo della maggioranza delle gente nel suo attaccamento alle cose di questo mondo effimero. A volte abbiamo chiara la sensazione che pur volendo distaccarci da quello che fanno tutti, non ci riusciamo, ma siamo come attratti da una corrente dilagante. E come nel mondo senza Dio tutto ridotto ad un unico grande spot, cos“ spesso riduciamo la nostra vita con Dio ad un metterci in mostra continuo, a parlarne delle nostre belle cose. Bisogna invece fare assoluto silenzio. Non dire nemmeno: “Ho frequentato regolarmente la tua chiesa, ti ho presentato offerte ogni giorno e anche incenso sera e mattina‰Û, per non sentirti dire dal Signore la parola: “Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero?… L’incenso un abominio per me‰Û (Isaia 1,11.13‰Û, o anche “le vostre lunghe preghiere sono un preteso‰Û (Matteo 23,14). Noi crediamo che tutto questo siano frutti da presentare a Dio, mentre solo un mucchio di foglie; ci necessario per un periodo di tempo, ma un giorno seccherˆÊ e cadrˆÊ, lasciandoci nudi all’autunno della vita.
Carissimo giovane, mettiti bene in mente che la tua anima il tralcio, mentre il frutto che il Signore cerca il progresso della tua anima nella grazia e nel miglioramento nella vita spirituale. E allora se vuoi conoscere i tuoi frutti, ritirati nella tua stanza, chiudi la porta, siediti, prega in silenzio e l“ esamina le profonditˆÊ della tua anima. Se lo farai scoprirai quanto sei nudo, scoprirai di non essere quel ricco che credevi di essere, ma povero, pietoso e nudo.
Se avrai il coraggio di tirarti fuori dal coro di quanti sono omologati, vedrai senza alcun dubbio il tralcio della tua vita, cio la tua anima nella sua veritˆÊ. Ti accorgerai che la tua anima senza frutti spirituali; vedrai pure che le opere e le rumorose attivitˆÊ con le quali riempi lo spazio, in effetti non sono altro che panni sporchi!
Il silenzio caro giovane oggi la tua vera forza per resistere e crescere dentro in un mondo dove tutti hanno da dire su tutti, dove pure nelle nostre chiese non facciamo altro che parlarci addosso. Tappati un po’ pi spesso le orecchie. Anche se ti chiameranno asociale, introverso, distante… non te ne fregare… lo dicono perch gli darˆÊ fastidio. Tu pensa a costruire il silenzio interiore. E quando sarai totalmente solo davanti a Dio, quando starai alla sua presenza in un religioso silenzio, vedrai la tua vera immagine, come nello specchio di Dio e scoprirai la mediocritˆÊ del tuo aspetto e come non assomigliamo a Dio in nulla.
Il silenzio autentico ci dˆÊ la chiara percezione di quello che siamo e di dove stiamo andando!
In questa triste scoperta per˜ Dio non ti lascia solo. Gli uomini ti abbandonano. Dio invece per la sua estrema tenerezza non ti farˆÊ vedere tutta la tua vergogna e la tua nuditˆÊ in un solo colpo. Certo saprai che non eri come pensavi, che fai meno di quanto tu stesso credevi, che la tua anima non si molto sviluppata! Questo nel silenzio lo comprendi. Ma Dio non te lo farˆÊ comprendere tutto. Egli fa cos“ per evitare che la tua anima si lasci prendere dalla tristezza in modo irreparabile. Poco alla volta poi il Signore ti farˆÊ scoprire i motivi di risentimento contro di te. Ti farˆÊ vedere chiare le ragioni della tua povertˆÊ: infedeltˆÊ, orgoglio, rivolta, calunnia, invidia, gelosia. Ti mostrerˆÊ come queste radici, sebbene siano sempre attive dentro di te, per il momento siano state sospese grazie al sigillo del sangue di Cristo, nell’attesa di una conversione sincera e di un patto sacro. La scoperta, da parte tua, dei propri peccati una grande grazia; l’unica via che conduce alla guarigione. Ma solo nel silenzio che tu potrai vedere chiaramente i tuoi difetti e i peccati che ti trascinano al giudizio.
E’ ancora nel silenzio che troverai l’occasione di piangere per lavare con le tue lacrime la stupiditˆÊ delle tue azioni. Solo se avrai costruito e difeso questo silenzio uscirai dall’incontro con Dio avendo ricevuto nuovo issopo, nuovo detergente che potrˆÊ lavare la tua anima rendendola pi bianca della neve.
Per costruire tale silenzio non sufficiente allontanarsi dagli uomini, n ritirarsi nella propria stanza. No, la solitudine nasce innanzitutto nel cuore e il silenzio comincia nella mente, non nella bocca. Mio amato giovane, se entri nella solitudine allora vuoterai il tuo cuore di tutto: della felicitˆÊ e della tristezza, della speranza e della disperazione, dell’amore e dell’odio. Nel silenzio sarai capace gradualmente di affidare e consegnare tutto, come uno che si appresta a entrare nella tomba.
Mi sembra di sentirti mentre leggi queste righe. Ma Vittorio difficile tutto questo…E’ vero, non posso negarlo, ma necessario andare per la strada del silenzio. Quando comincerai ad esercitarti nella solitudine, il corpo si annoierˆÊ, la mente recalcitrerˆÊ, mentre e cuore soffriranno. L’anima infatti prova dolore e disagio a liberarsi dal corpo e dalle tenebre dei sensi. All’inizio ci sarˆÊ questo disagio e sarˆÊ tanto pi grande quanto maggiore sarˆÊ il tempo in cui ti sei prostituito a falsi di. E’ un disagio che bisogna passare, un momento fondamentale che richiede fede e pazienza e che l’anima pu˜ superare senza troppa difficoltˆÊ, perch in fondo percepisce bene che la luce vicina e che dietro le tenebre della tomba si trova la gloria della resurrezione. Non vi arrendete giovani se avete intrapreso un cammino di silenzio e di scoperta di voi stessi… specie se state in grande disagio… guarda lontano, giˆÊ inizia a vedere le prime luci del nuovo giorno…
La solitudine poi non un tempo trascorso nella calma lontano dal mondo, trascorso il quale riprendiamo le nostre abitudini del passato, le chiacchiere, le discussioni, le polemiche, gli scherzi, i commenti politici, le letture dei fatti di cronaca e i giudizi sugli altri. L’uscita dalla solitudine in qualche modo paragonabile all’uscita del risorto dalla tomba: l’anima deve conservare la calma, la discrezione, il silenzio, l’allontanamento dal mondo nella misura del possibile. Tutto ci˜ senza sufficienza, o disprezzo, o atteggiamento di superioritˆÊ nei confronti degli altri.
Come bello un giovane che cerca e lotta per questo silenzio! Come sarete sempre pi belli se percorrerete questa strada. Non ti preoccupare tu pensa, per quanto ti possibile, a custodire la purezza del tuo pensiero, dei tuoi sensi e dei sentimenti del cuore, affinch ti sia facile, tornando nella solitudine, lanciarti senza ostacoli all’incontro con Dio.
Ma ricorda: la sola cosa da fare nella solitudine …. non fare niente. Attendi Dio nella calma e non volerlo raggiungere con l’immaginazione o in altri modi. Se proprio vuoi fare qualcosa ci˜ che devi fare rientrare in te stesso con grande compunzione e umiltˆÊ, rattristandoti per i peccati che hanno innalzato grossi muri tra te e Dio.
Solo con questo vero silenzio tu crescerai forte nel Signore e potrai portare frutti di vita: “il frutto amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontˆÊ, fedeltˆÊ, mitezza, dominio di s‰Û (lettera ai Galati 5,22).
“Dove c’ Dio non c’ isolamento‰Û (Pietro di Celle). Meditiamo.
A quale epoca appartieni?
Gioved“ 9 finalmente ho potuto visitare il famoso Museo di Israele. Una moderna struttura a poca distanza dal parlamento israeliano (la Kensset). Si tratta di un complesso di edifici che formano le 4 sezioni del museo.
La prima sezione (la pi caratteristica) detta Santuario del Libro. Il tetto dell’edificio ha la forma di un coperchio di giara, di color bianco, per rifarsi alle giare nelle quali furono scoperti i rotoli di Qumran, importantissimi per il testo biblico. Inoltre, poich in alcuni dei rotoli conservati in questa sezione si parla della guerra tra i Figli della luce contro i Figli delle tenebre, all’esterno di questo edificio stato costruito un almo muro tutto nero.
La seconda sezione tutta sistemata all’aperto e ci sono sculture di artisti ebrei contemporanei.
La terza sezione raccoglie una ricca collezione di oggetti di arte religiosa ebraica e del Medio Oriente. Addirittura c’ una sinagoga del 1600 trasportata qui dalla cittˆÊ italiana di Vittorio Veneto.
La quarta sezione invece il Museo Archeologico che racconta la vita in Palestina a partire dalla preistoria fino ai giorni nostri. Tra l’altro c’ un cranio umano di 50.000 anni fa, fossili, stele, iscrizioni e altri oggetti ritrovati in Israele e risalenti all’epoca calcolitica e neolitica, passando per i vari periodi (Cananaico, Biblico antico, Romano, Bizantino, Arabo e Crociato, fino al periodo Islamico-Mamelucco del XIV sec.).
Gli oggetti esposti in questa sezione sono moltissimi. Man mano che osservano le diverse vetrine mi accorgevo di come l’uomo si fosse sempre pi affinato nel lavoro delle sue mani… fino a giungere a vere e proprie opere d’arte.
Pensavo in quelle sale che puzzavano di storia in quale periodo io mi trovavo, o meglio la mia vita spirituale che livello di crescita aveva raggiunto? Non posso sperare di stare sempre allo stesso punto. E tu? Sei ancora all’etˆÊ della pietra? O ti sei evoluto all’etˆÊ del ferro? O del bronzo? Ci sarˆÊ qualcuno che arrivato all’epoca bizantina caratterizzata dai bellissimi mosaici di virt e qualitˆÊ interiori? Qualcun altro in cammino verso l’homo sapiens… liberandosi finalmente dell’homo trogloditus? Insomma sei ancora orango-tango o stai diventando uomo?
Una cosa nel museo mi ha fatto sorridere. Ad un certo punto quasi ci andavo a finire dentro. Abbasso gli occhi e vedo un cumulo di terra a forma di collinetta, neppure 40-50 cm. Come la nostra terra: scura, marrone, n pi, n meno! Capisco che non pu˜ essere uno sbaglio della direzione musei e mi abbasso per leggere la targhetta a fianco. Che sarˆÊ mai sto cumulo di terriccio? Leggo: The hill of fragrance (La collina della fraganza). Opera contemporanea di un certo autore ebreo. Sono scoppiato in una delle mie risate e poi pensavo a quante opere d’arti facevano i muratori ogni giorno mentre lavoravano!!!
Natale ad un tiro di schioppo
Miei cari giovani, intensificate la preghiera e state saldi nei vostri propositi. Tenete fede al digiuno. Coltivate il silenzio interiore ed esteriore. Il profeta Isaia dice di “irrobustire le mani fiacche, rendere salde le ginocchia vacillanti, incoraggiare gli smarriti‰Û (35,3-4). Vogliamo andare incontro al Natale con le lampade accese.
Qui a Gerusalemme non ci sono luci, n la confusione delle nostre cittˆÊ per il Natale. Ma i cristiani devono impegnarsi concretamente a diventare essi stessi fiamme accese. Pregate per me, come io lo faccio ogni giorno per voi.
I luoghi santi attendono con gioia quanti verranno alla fine di quest’anno, come pure le coppie prossime spose che verranno a luglio . E’ bello per le coppie di sposi fare un’esperienza di crescita e di preghiera in Terra Santa tutti insieme. Ma vi raccomando… dopo ognuno per fatti suoi… una bella vacanza per iniziare il vostro matrimonio nel silenzio di voi due.
Vi voglio bene,
Don Vittorio Zeccone
(vittorio.zeccone@tin.it)