sono queste le mie primissime ore in Terra Santa.
Mai come l’altro giorno il volo 810 Alitalia da Roma a Tel Aviv stato cos“ preciso: decollato con circa 25 minuti di ritardo, ma atterrato con cinque minuti di anticipo! All’aereoporto di Tel Aviv mi attendevano due salesiani con macchina con targa diplomatica bianca, munita cio di un permesso internazionale, e ci˜ per evitare di non poter passare attraverso alcuni ceck-point. Il percorso da Tel Aviv a Gerusalemme stato difficoltoso perch c’era molto traffico specie alle porte di Gerusalemme, e poi perch faceva molto caldo e ‰Û÷l’auto diplomatica’ non aveva l’aria condizionata… Fino a venerd“ star˜ nella casa dei salesiani a Cremisan vicino Betlemme: la casa immersa nel verde e nella pace. Stanotte ho provato a sentire almeno un piccolo rumore notturno… niente di niente. Dalla finestra dove mi trovo si vedono i primi insediamenti di Gerusalemme tutti rigorosamente in pietra bianca. Un sacerdote che sta da 50 anni qui mi diceva che quando arriv˜ tutt’intorno non c’era neppure una casettina.
Altro particolare interessante: sono arrivato il giorno 14, subito dopo il capodanno degli Ebrei che si chiama Rosch-assamˆÊ; ed inoltre era il giorno dell’esaltazione della Croce: insomma anche per me davvero iniziato un nuovo percorso, difficile ma da compiere per continuare a mettersi in gioco.
I salesiani qui producono pane che vendono e anche del buono vino bianco e rosso… sapete quanti di voi ‰Û÷alcolisti espliciti’ troverebbero sollievo.
Sono stato contento di trascorrere gli ultimi giorni con tutti voi, sia al ritiro che luned“ sera. Ho visto sul volto e nel cuore di ognuno di voi il desiderio di continuare a restare con me e ci˜ non poteva che rendermi felice. Ma credetemi davvero voi siete tutti qui con me. A Roma ho dovuto pagare un salato prezzo di soprappeso ma con gioia avrei pagato qualche altra cosa se avessi potuto portarvi con me. Abbiamo vissuto bellissime giornate nel nostro ultimo ritiro e per me stato come un arrivederci che ci siamo dati non appena passeranno questi mesi.
Luned“ sera poi quando ci siamo rivisti stato particolarmente triste salutare e lasciare ognuno di voi ma ho dovuto farmi forza… se avessi potuto prolungare quegli istanti… Ma cos“ la vita. Guardavo i vostri volti quella sera, anche senza farmene accorgere e vi vedevo contenti di stare insieme, di parlare a gruppetti, di sorridere, stringervi in abbracci per la gioia di stare insieme. Tutte queste cose sono i veri miracoli che fa la comunione con Dio. Nel viaggio verso Roma e poi verso Tel Aviv mi tornavano in mente le battute di Alfredo con le sue esperienze… la cucaracha, il set di valigie, la stanza a Parigi… e ridevo da solo. Accanto a me sull’aereo c’era un’ebrea, vegetariana, che ogni tanto mi guardava come per dirmi “ma questo ride da solo?”. Ed io pensavo peccato che lei non conosce Alfredo… e come glielo spieghi che stava per prendere una questione con la cucaracha?
Ma quale la forza del San Mattia ragazzi? Prima di tutto il desiderio fortissimo e ineliminabile di avvicinare e farsi compagni di viaggio con altri giovani, specialmente con quelli lontani da Ges Cristo e che non puzzano di sacrestia. Noi desideriamo che anche altri giovani abbiano la possibilitˆÊ di essere accompagnati, sostenuti passo dopo passo per conoscere pian piano la figura straordinaria e meravigliosa dell’uomo-Dio Ges.
Ma per fare questo bisogna essere pronti, carichi attraverso l’Adorazione eucaristica (fedeltˆÊ a Ges Cristo), le prove canto e la S. Messa domenicale (fedeltˆÊ alla Chiesa nel servizio pastorale) e agli incontri dei gruppi dei misteri della Gioia (fedeltˆÊ al gruppo). Si tratta di compiere tutto questo con lo spirito di mettere sempre in gioco se stessi per aiutare gli altri a incontrare Ges lasciando la via del peccato.
San Paolo scrivendo ai Corinti dice: “Nessuno cerchi l’utile proprio, ma quello altrui. Sia dunque che mangiate, sia che beviate sia che facciate qualsiasi altre cosa, fate tutto per la gloria di Dio‰Û (1Cor 10, 24.31).
Fare tutto per la gloria di Dio vuol dire vivere la tua giornata, il tuo studio, il tuo lavoro, le tue occupazioni, le tue sofferenze, i tuoi successi come doni che offri a Dio; vuol dire ancora spostare il tuo sguardo da te stesso e dal proprio corpo a Ges Cristo e al suo corpo.
Carissimi giovani del San Mattia, vi saluto uno ad uno e vi stringo forte al mio cuore. Teniamoci uniti nella preghiera e nel mantenere il gruppo unito. Diffidate di chi tiene sempre da ridire o di chi vuole solo fare… Ormai il tempo trascorso assieme con molti di voi ci porta a dire che dapprima dobbiamo fare nostro Cristo.
Vi voglio bene
Don Vittorio