C’è un’espressione che troviamo nel Vangelo e che rappresenta la chiave per cogliere questa nuova sfumatura per il giovane credente del XXI secolo: «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni infermità» (Mt 9,35). Il cammino del Signore non è verso luoghi, panorami o esperienze particolari, ma è un andare verso la persona.
Anzitutto Gesù è sempre in movimento: egli nasce durante un viaggio così come sarà tutta la sua vita; in nessuna occasione ci dà l’idea di essere un maestro statico, un dottore seduto in cattedra; al contrario, nel suo incessante pellegrinaggio, incontra volti e storie, offrendo a tutti la possibilità di accogliere un messaggio nuovo, di speranza e di senso.
Oggi il giovane è caratterizzato da un desiderio irrefrenabile di viaggiare, conoscere nuovi posti, consumare tutto il consumabile per arricchire la propria fotogallery e dire con fierezza “ci sono stato”. Egli coltiva il sogno di essere un perenne turista. Ma di questa nuova forma di dipendenza, chiamata “malattia del viaggiatore” o sindrome di Wanderlust, restano solo i ricordi preparati ad usum dall’industria del turismo. Ci illudiamo di aver viaggiato, mentre abbiamo solo consumato ciò che altri hanno preparato. Dal circo delle località che vediamo sono state evirate le emozioni, la bellezza delle condivisioni, la vita delle persone del posto. Tutto è plastificato: prenotiamo, visitiamo, calcoliamo… nei giorni previsti. Quindi stop fino al prossimo ponte delle vacanze in vista del quale ritorniamo ad essere frenetici cercatori di occasioni last minute pronti a scendere in pista: prenotare, visitare, calcolare. Si vedono luoghi che debbono solo confermare quanto già abbondantemente conosciuto da remoto! Si viaggia per cercare conferme: “il posto era proprio bello… era del tutto diverso…”.
Diversamente «Viaggiare insegna lo spaesamento, a sentirsi sempre stranieri nella vita, anche a casa propria, ma essere stranieri fra stranieri è forse l’unico modo di essere veramente fratelli. Per questo la méta del viaggio sono gli uomini» (Magris).
Gesù nasce viandante. Il viandante cammina per incontrare e così il tempo lo decide chi lo incontra perché incontrare è sempre accogliere l’irruzione del nuovo. Il viandante avvia un cammino che non ha una mèta, e perciò muove i suoi passi non per arrivare, ma per conoscere ciò che incontra per via. Inoltre: l’incontro porta con sé anche l’ignoto, le avversità. C’è sempre qualcosa che va ‘contro’ le abitudini, le sicurezze e ti rimette in quella condizione che ti sovverte, ti fa mettere in discussione. Mentre al viaggiatore l’imprevisto incute timore, al viandante svela sempre più il senso del mondo. Dio ha scelto di essere viandante, di essere volto, di specchiarsi in un volto per vedere altri volti.
L’immagine biblica di riferimento è quella dell’incontro dei discepoli di Emmaus con Gesù (cf. Lc 24,13-53): lungo il cammino il Signore li aiuta a comprendere quanto avevano visto a Gerusalemme; allo “spezzar del pane” finalmente i loro occhi riconoscono la propria storia e sono pronti a rimettersi in gioco. Nessuno guarda i luoghi che si attraversano, ma sono intenti a considerare attentamente gli eventi interiori.
A partire dal racconto del vangelo di Luca proviamo ad individuare le caratteristiche che possono trasformare il giovane da turista compulsivo a viandante felice.
- «Gesù in persona si avvicinò…». Il Signore non fa valere il peso della sua vicenda; Egli, come ogni viandante, si guadagna da vivere così come gli altri uomini. È il divino ripartire, senza il peso di una qualche forma di autorità, ma pronto a rimettersi in gioco con i due che tornano a casa. Vi è qui l’invito per il giovane credente di osare ripartire alla scoperta di chi gli sta accanto senza pregiudizi perché il viaggio della propria vita sia arricchente. In un mondo sempre più contrapposto il giovane viandante si fa esploratore della diversità: scoprendo gli altri impara ogni giorno di più a conoscere se stesso.
- «e camminava con loro». Gesù propone la fratellanza. Condivide la fatica del cammino, le paure dei discepoli. Pur conoscendone l’origine il Signore attraversa gli stati d’animo di ognuno. Si fa solidale. In una società divisa in buoni e cattivi il giovane credente è chiamato a farsi compagno di viaggio di chi è disorientato ed in questa scelta ottiene la propria purificazione per diventare sempre più Essere Umano. Non si tratta di cercare la condizione peggiore ma di imparare a cogliere la sorgente da cui scaturisce il vero me. E perché questo accada occorre farsi prossimo: «Prossimo non si nasce, ma si diventa, con una scelta, una decisione. Nessuno è prossimo, ma ognuno può diventarlo. […] La prossimità non è già data, ma va costruita mediante il movimento di farti vicino e le azioni che ne conseguono! (Bianchi).
- «Non sai ciò che è accaduto in questi giorni?… Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno…». Il Signore avrebbe potuto manifestarsi da subito ed in questo modo svergognare i due. Egli invece vive con gioia la propria identità e non ha bisogno di aggredire i discepoli gettandogli in faccia la loro povertà. Egli ama la diversità e l’unicità di ogni altro, lascia che si esprimano. Il viaggiatore trasforma ogni luogo in cui giunge in qualcosa che assomigli a casa sua; il viandante utilizza quello che trova: gli usi, i costumi, il sentire, la vita di chi incontra. Il viaggiatore è abitato dalla nostalgia del ritorno, il viandante dal desiderio di andare avanti. Quanta pazienza avrà avuto il Signore ad ascoltare i racconti e le lamentele dei due che andavano ad Emmaus! Ma era questa la condizione necessaria perché potesse essere accolto, integrato e invitato a restare nella loro vita. All’idolatria di volere a tutti i costi essere parte degli altri, Gesù propone uno stile di vita che suscita negli altri il desiderio di fermarsi con Lui.
- «Essi insistettero: Resta con noi». Finalmente gli altri due accolgono Gesù. Egli stava dando loro qualcosa che non erano riusciti a trovare in tutte le esperienze vissute finora. Gesù comincia a nutrire la loro anima condividendo il senso della sua vita, usa parole che danno vita. Vi è qui una sfida per il giovane credente: non moltiplicare le cose da fare ma condividere la propria fede. Il camminare insieme è la condizione di possibilità per continuare il viaggio: nella traversata comune ogni giovane scoprirà la sua vocazione e missione, quel modo originale in cui ognuno può servire la vita di quanti ha incontrato finora. Da viandante solo scopri il mondo, te stesso e il tuo posto in esso.
Vittorio Zeccone