
Da quando è uscito, anche in Italia, ha ottenuto un notevole successo di vendite il testo di Michel- Yves Bolloré e Olivier Bonnassies: «Dio. La scienza. Le prove». Si tratta di un volume che è il «risultato di un lavoro di ricerca durato più di tre anni e svolto con l’aiuto di 20 specialisti» avvertono gli autori. L’obiettivo è chiaro: «fornirti gli elementi necessari per poter ragionare sulla questione dell’esistenza di un dio creatore, una questione che oggi si pone in termini completamente nuovi […]. Noi qui offriamo dei fatti soltanto dei fatti». Abbiamo incontrato uno degli autori – Olivier Bonnassies – al dibattito promosso dalla Pontifica Università Urbaniana nel dicembre u.s. Di seguito i passaggi fondamentali del suo intervento.
Dio. La scienza – Le prove
L’alba di una rivoluzione
Olivier Bonnassies
La domanda che sta alla base di questo libro è: l’esistenza di Dio può essere conosciuta con certezza alla luce naturale della ragione? Cioè, dalla razionalità senza fede?
In passato, questa era un’opinione comune ed è una verità dogmatica per la Chiesa cattolica, ma a un certo punto la scienza sembrò mettere in discussione tutto ciò. Con un approccio razionale, cominciò a rispondere a molte domande e a fare affermazioni senza mai avere bisogno dell’ipotesi dell’esistenza di Dio. Questo ha portato a una potente corrente materialista che ha dominato il XIX e il XX secolo. Ma le cose sono cambiate, grazie alle straordinarie scoperte scientifiche degli ultimi 100 anni, che stanno portando a una grande inversione di tendenza di cui si parla molto negli Stati Uniti, ma che è meno conosciuta in Europa.
In questo contesto e su questo tema, il nostro libro è un’indagine su una domanda molto specifica: l’esistenza di Dio, con un unico approccio: la razionalità, attraverso l’esame di una dozzina di aree molto diverse del mondo reale, cercando di valutare la probabilità della sua esistenza.
Nel suo famoso discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze del 22 novembre 1951, Papa Pio XII disse: ”La conoscenza di Dio, quale unico creatore, comune a molti moderni scienziati, è bensì l’estremo limite cui può giungere la ragione naturale; ma non costituisce – come ben sapete – l’ultima frontiera della verità. Del medesimo Creatore, incontralo dalla scienza nel suo cammino, la filosofia, e molto più la rivelazione, in armonica collaborazione, perché tutte e tre strumenti della verità, quasi raggi del medesimo sole, contemplano la sostanza, svelano i contorni, ritraggono le sembianze”. Questa è esattamente la prospettiva del nostro studio.
Alla fine, la giuria è il lettore. È libero di decidere ciò che ritiene più ragionevole credere sulla base delle prove presentate.
Come autori. non nascondiamo la nostra conclusione: il materialismo è oggi più che mai una credenza irrazionale, perché esiste oggi più che mai un corpo di prove solide, numerose, razionali. indipendenti e convergenti provenienti dalla scienza, dalla filosofia e dalla Rivelazione che stabiliscono con certezza l’esistenza di Dio, al di là di ogni ragionevole dubbio.
Ciò che rende possibile questa indagine è che la tesi della non esistenza di Dio ha implicazioni per il mondo reale. Sappiamo, ad esempio, che se Dio non esiste, l’Universo non può avere un inizio assoluto: deve essere sempre esistito, in un modo o nell’altro; se Dio non esiste, il caso governa tutto, in fisica come in biologia; non esistono nemmeno il bene e il male; ed è anche impossibile che ci siano profezie, miracoli, apparizioni o rivelazioni. Ma tutte queste questioni possono essere studiate razionalmente. E la novità è che la scienza ci porta a giungere a una conclusione su molte di esse con un alto grado di probabilità.
Questo è particolarmente vero perché discipline molto diverse convergono per stabilire tre punti:
- Il fatto che il nostro Universo sia costituito da tempo, spazio e materia intimamente legati, come ha dimostrato Einstein. Einstein ha avuto l’intuizione, ha sviluppato una teoria, ha elaborato un modello, ha fatto delle previsioni, che sono state verificate molto rapidamente dall’osservazione. Nessuno lo sapeva 150 anni fa’, nessun filosofo o pensatore lo aveva mai immaginato, ma oggi sono tutti sono d’accordo. In quello che chiamiamo spazio-tempo, cioè nel mondo reale, tempo, spazio e materia sono collegati.
- Tutta una serie di discipline concordano nell’affermare che c’è stato sicuramente un inizio assoluto di questo Universo fatto cli tempo, spazio e materia.
- E ora sappiamo che i dati iniziali dell’Universo e i parametri delle leggi della fisica e della biologia sono incredibilmente regolati. Anche in questo caso, nessuno lo sapeva 100 anni fa, ma oggi tutti sono d’accordo.
Ora. se c’è stato un inizio assoluto del tempo, dello spazio e della materia, ciò implica che la causa all’origine di questa emergenza è necessariamente non temporale, non spaziale e non materiale, in altre parole che è trascendente al nostro Universo, e che ha avuto il potere di creare tutto ciò che esiste e che ha anche regolato tutto affinché gli atomi potessero esistere ed essere stabili, affinché le stelle potessero bruciare per 10 miliardi di anni – cosa del tutto improbabile – e affinché la vita complessa e l’uomo potessero un giorno emergere. Così, attraverso la scienza, troviamo la definizione di Dio utilizzata da tutte le filosofie e le religioni classiche.
Vale la pena di soffermarsi un attimo a considerare quanto siano forti queste due sfide per gli atei. ovvero l’inizio dell’Universo e il suo fine-tuning.
Per quanto riguarda l’inizio, se siete atei, dovete contestare l’esistenza dell’inizio o l’esistenza di una causa per questo inizio, e questo è molto difficile e persino insostenibile oggi.
Stephen Hawking, che non è uno qualunque, nel suo ultimo libro afferma: “Ok, c’è sicuramente un inizio per il tempo, lo spazio e la materia”, ma cerca di contestare il secondo punto dicendo: “A causa della gravità, l’universo può crearsi dal nulla senza Dio“. Il suo collega John Lennox di Oxford, che ha molto apprezzato il nostro libro, ha risposto: “Le sciocchezze sono sciocchezze, anche se pronunciate da uno scienziato di fama mondiale”. Trovo questo aneddoto molto divertente, perché ci rendiamo conto che, per rimanere atei, siamo costretti a inventare teorie completamente fantasiose e assurde.
Lo stesso succede con il fine-tuning. Ci sono due modi ragionevoli per spiegarlo.
- Il primo atteggiamento è quello di dire: c’è una regolazione, quindi deduciamo, come Einstein o come i credenti, che dietro c’è una ”mente intelligente superiore”, che “si rivela nelle leggi della natura” e che ha creato ogni cosa “con misura, numero e peso”, come dice la Bibbia.
- Questa è la visione credente e naturale, ma se non la si accetta si è costretti, dato che esistono scenari totalmente improbabili in fisica e biologia, ad affermare l’esistenza di un numero gigantesco di universi sterili. E noi saremmo capitati in quello fortunato.
Di solito, per piegare questa ipotesi, si fa ricorso ad un’immagine con 10 universi. Ma non è affatto così. Infatti, quando ci spingiamo oltre nella fisica, nella teoria delle stringhe, al numero necessario per farla funzionare, raggiunge la cifra di 10500 universi come minimo. E quando diamo cifre del genere, la gente dice “perché no?”. Ma bisogna cercare di capire cosa significa veramente e se si vuole crederci.
Se si vuole contare fino a un miliardo pronunciando un numero ogni secondo, giorno e notte, occorrono più di 30 anni. Se si vuole contare fino a un miliardo di miliardi, occorrono 2 volte la lunghezzadell’Universo. E se si vuole contare fino a un miliardo di miliardi, occorrono 2 miliardi di volte la lunghezza dell’Universo. Ma siamo solo a 1027. Quindi 10500 è un numero assurdo.
Se volete rimanere atei, solo su questo punto dovete assolutamente credere che da qualche parte ci siano 10500 universi. E quando si aggiunge la biologia, si arriva a 10340000. Questa non è fantascienza, deve esistere davvero da qualche parte, quindi significa che esiste un processo naturale o una macchina per produrre gli universi. E questa macchina deve anche essere ben regolata, perché se deve trovare le costanti giuste, il segmento in cui sceglie i suoi parametri deveessere ben definito. Se sceglie tra zero e infinito, non va bene perché non c’è probabilità. Se sceglie G, che è 6,67, tra 10 e 20, non funzionerà mai. Il secondo punto è che questa macchina deve essere ben regolata.
Il terzo punto è che l’universo risultante non avrebbe motivo di essere bello, perché la bellezza è improbabile, la bellezza è una questione di proporzioni, di rapporto aureo, di armonia di colori, di forme, di altro. Quindi con la bellezza dell’universo c’è un’improbabilità all’interno della folle improbabilità dell’ipotesi del multiverso. Quindi bisogna credere a queste tre cose.
La scienza di oggi mette le persone di fronte a questa scelta, su questo punto e su molti altri. Di fronte a domande importanti, devono chiedersi: quale tesi è la più ragionevole?
Insomma, la scienza si è capovolta, e poiché le prove filosofiche e le innumerevoli prove legatealla Rivelazione – migliaia di miracoli, migliaia di apparizioni, migliaia di santi, migliaia di testimonianze di incontri personali con Dio – poiché tutto questo rimane perfettamente valido, ci troviamo oggi in una situazione totalmente nuova, in cui tutto converge, e non è inutile renderlo noto.
Nello scrivere questo libro, avevamo due obiettivi:
- Il primo è stato quello di rivolgersi al grande pubblico, che in Europa non sempre è consapevole di questa nuova situazione. Per raggiungere questo obiettivo, il libro doveva essere accurato dal punto di vista scientifico e accessibile nella forma, il che ha significato molto lavoro e molto aiuto.
- Ma avevamo anche un secondo obiettivo, che era quello di suscitare un dibattito per verificare la validità delle tesi che descriviamo.
Il primo obiettivo è stato raggiunto. Il libro è stato un grande successo.
E poi c’è il secondo problema: è vera la legge di Brandolini: “La quantità di energia necessaria per confutare le contraddizioni è di un ordine di grandezza superiore a quella necessaria per produrle”, e oggi non abbiamo molto tempo.
Allora l’unica soluzione è cercare di sfoltire queste obiezioni con l’accetta, provando a classificarle in 3 categorie: quella che potremmo chiamare, un po’ sbrigativamente, un elenco di sciocchezze (classificazione troppo rapida) se irrilevanti, una seconda categoria a cui daremo risposte rapide e 4 o 5 altri argomenti che esamineremo più attentamente.
Dietro a ciò, c’è sempre l’idea fondamentale di proporre agli avversari dibattiti pubblici o privati, in modo che possano prendersi il tempo necessario per entrare nel vivo della questione e rispondere in modo dettagliato. Siamo d’accordo in anticipo con tutte le condizioni che propongono. Quando vogliono, come vogliono.
Ma purtroppo per il momento, come abbiamo detto, pochi accettano e questo è un peccato.
Cominciamo con gli elenchi di sciocchezze:
- ”Se potessimo dimostrare Dio, lo sapremmo”.
… non solo si sa da sempre, ma inoltre questo principio è falso perché tutto ciò che si può provare in un dato momento non era provato poco prima.
• “Se potessimo dimostrare Dio, sarebbe la morte della religione”.
Luc Ferry lo dice sempre, e non è l’unico, ma è assurdo. Un giorno gli ho parlato al telefono e gli ho chiesto di spiegarmelo. Non sarebbe in realtà il contrario? Se dimostriamo Dio, questo non rafforza le religioni? Ha riattaccato dopo aver parlato di Schopenhauer…
• “San Tommaso d’Aquino non ha mai parlato di ‘prove’, ma solo di “vie’”.
Questo è completamente falso. È stato scritto nero su bianco sulla Nouvelle Revue Théologique, in un articolo sconcertante, e abbiamo chiesto un diritto di replica, ma non l’abbiamo mai ottenuto. È vero che San Tommaso ha usato la parola “via” (ST I, 2, 2), ma in una frase molto chiara in cui si tratta di ”dimostrare” (probari) l’esistenza di Dio in 5 modi. In generale, San Tommaso intende ”dimostrari’ (demonstrari) l’esistenza di Dio, preambolo razionale della fede, in tutta la prima pane della Summa Theologica, come fa anche nelle 500 pagine della Summa contra Gentiles, che contiene 670 menzioni di questo campo lessicale: 72 volte “prove”, 364 volte “provare”, 85 volte ”dimostrazione”, 149 volte ”dimostrare”. Il capitolo XIII è esplicitamente intitolato “Le prove dell’esistenza di Dio“.
• ”Gesù non ha mai dato prove”.
Non ha fatto altro, ha fatto opere ”che nessun altro ha fatto”, eppure ci rimprovera di non credere.
• “È il diavolo che vuole dimostrare Dio”.
Ancora un argomento alla Luc Ferry, completamente assurdo.
• ”Berechit” non significa “In principio”, ma “Nella sua saggezza”.
Ci sono persone che forzano i testi per ideologia e non tengono alcun conto del contesto ebraico e della tradizione ebraica e cristiana.
• “Non posso credere in quello che so”.
Certo che è possibile, perché ogni conoscenza è una credenza vera e giustificata.
• “I miracoli hanno lo stesso ruolo empio delle prove”.
È sbalorditivo anche questo, e lo si sente dire a volte anche dai cristiani.
• “Non è possibile dimostrare la fede, altrimenti non sarebbe più fede”.
Purtroppo le posizioni fideistiche sono sempre più diffuse, anche tra i cristiani, ma non è questo il punto, perché il nostro libro non parla di fede.
• “La scienza riguarda il ‘come’, la religione il perché’”.
L’idea dei NOMA, “Non-Overlapping Magisteria”, ovvero “magisteri non sovrapposti”, è una visione teorica e ideologica sostenuta da materialisti e fideisti, per motivi opposti. Ma su questo torneremo…
Alcune risposte rapide ad altre obiezioni:
• “Non si può dimostrare né l’esistenza né la non esistenza di Dio” .
… Ma non è vero, le due cose non sono sullo stesso piano, c’è un’asimmetria, come ha dimostrato chiaramente l’ateo Bertrand Russell con la sua storia della teiera.
• “Dio è rivelazione, non è il fine del ragionamento o della conoscenza”.
C’è sempre l’errore del fideismo e l’idea che la fede o la credenza in Dio siano grandi salti nel vuoto senza ragione.
• “La scienza non può dimostrare nulla perché produce solo il provvisorio e il fragile”.
Ma è completamente falso, è anche una visione teorica dei filosofi puristi che sono come la controparte dei positivisti, e altrettanto estremi come loro. La realtà è che ci sono molte cose che sono state dimostrate dalla scienza, come il Big Bang, l’espansione dell’Universo, i fine-tuning su cui non possiamo fare marcia indietro.
• “L’infinito è possibile nel mondo reale“.
Molti continuano a pensare che ciò non sia irrazionale, che l’universo possa essere infinito nello spazio, ma ciò è contraddetto da vari approcci razionali.
• “San Tommaso d’Aquino dice che non si può dimostrare che un tempo infinito nel passato sia impossibile”. (Ia, q.46, a.2).
L’argomento dell’autorità viene usato allegramente al di fuori della fede, dove San Tommaso stesso dice di essere il più debole. San Tommaso è uno dei più grandi geni di tutti i tempi, se non il più grande, ma non è nemmeno Dio Padre e si è sbagliato su molte cose, come l’Immacolata Concezione e il limbo. E sulla questione dell’inizio, gli argomenti con cui riassume la sua posizione nella Prima Pars, domanda 46, articolo 2, sono molto discutibili. E la sua cosmologia è, ovviamente, superata rispetto a quella del nostro tempo.
• “Georges Lemaître è staio mollo più cauto ”.
Morì nel 1966, ma fino al 1964 la sua teoria dell’ “atomo primitivo” era ben lungi dall’essere dimostrata; fu accusato di “fisica sacerdotale” e di essere un “concordista” peressersi attenuto alla creazione biblica “ex nihilo”, tutte cose da cui dovette difendersi. Ma il sacerdote Lemaitre ha anche detto: “Quando pensiamo a ritroso nel tempo, ci avviciniamo a quell’istante unico che non aveva ieri, perché ieri non c’era lo spazio. Questo è l’inizio naturale del mondo, un’origine per la quale il pensiero non può concepire una preesistenza, poiché è lo spazio spesso che inizia e non possiamo concepire nulla senza spazio” (Acta Pontificiae). (Acta Pontificiae Academiae Scientarium, 1948), idee che ovviamente hanno tutta una serie di implicazioni metafisiche.
• “Dio non esiste”, è”: Ok!
Se si è pignoli con l’etimologia, si può dire che Dio “non esiste”, ma è così. Ma in un libro per il grande pubblico evitiamo queste sottigliezze.
• ”Non è il Dio di Gesù Cristo, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”.
La Bibbia passa il tempo a dire che il Dio che ha creato la terra, il sole e le stelle, il Dio che ha creato tutte le meraviglie dell’universo, il Dio unico e solo, è lo stesso, esattamente lo stesso, del Dio che si è rivelato ad Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè.
• “Dio non è un fabbricante, un orologiaio o un ingegnere”.
Il Libro della Sapienza afferma espressamente il contrario nel capitolo 13, affermando che Dio è l'”Artigiano” dell’Universo e nel capitolo 11 che ha “regolato ogni cosa con misura, numero e peso”. Certo, non è solo questo, ma è anche questo.
Una realtà può ovviamente essere vista da diverse angolazioni.
Passiamo alle 5 obiezioni più interessanti:
1. La parola “prova” ha suscitato molte reazioni, ma è la parola giusta e noi ci sentiamo fortemente coinvolti.
Le definizioni sono libere e spesso creano problemi, ma nel complesso bisogna attenersi al significato abituale e nessuno ha il diritto di cambiare completamente il significato delle parole. Ora, in francese, la parola “preuve” ha diversi significati, è così, e non abbiamo il diritto di ridurla al suo significato meno comune, che vale anche in altri campi: quello di “dimostrazione matematica” o “prova assoluta”. Se aprite un dizionario o leggete il capitolo 2 del nostro libro, che si prende il tempo di spiegare bene le cose, vedrete che, nel mondo reale e in qualsiasi indagine, una ”prova” non è un teorema o una dimostrazione assoluta, ma è un elemento materiale o intellettuale che aiuta a sostenere o confutare una tesi. La prova è ciò che cerchiamo e mobilitiamo in ogni indagine per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra”. È proprio questo il senso in cui il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di “prove dell’esistenza di Dio”, definendole come “argomenti convergenti e convincenti” che “permettono di raggiungere vere certezze” (CCC 31).
Sinceramente, questa critica ricorrente mi infastidisce perché dà l’impressione di una vera e propria malafede: definiamo le prove di Dio legate alla scienza come appartenenti al gruppo 5 della tabella, e diciamo: ”pretendono di fornire una prova assoluta dell’esistenza di Dio”.
A volte queste critiche provengono da filosofi cattolici che hanno l’obiettivo di mettere in evidenza le prove filosofiche che descrivono come assolute. Hanno l’impressione che nel nostro libro stiamo denigrando la filosofia, ma il capitolo che ne parla si chiama “Contrattacco alle prove filosofiche” e dimostriamo che sono perfettamente valide. Ma
- Le prove “certe e assolute” della filosofia sono tutt’altro che universalmente accettate.
- Nella scienza c’è molto spesso l’unanimità, ma non è una prova assoluta.
Tutto sommato, pensiamo che sia molto importante parlare di entrambi, e anche della rivelazione, come suggeriva Pio XII. E insistiamo sulla scienza, perché è stata stravolta: questo è il tema.
2. È inesatto affermare che la scienza non può contribuire a dimostrare la necessaria esistenza di un Dio creatore e/o che non può dire nulla su Dio.
Questa obiezione, sentita mille volte, si basa spesso su un ragionamento pseudo-logico errato: “la scienza si occupa della materia, ma Dio non è materiale, quindi la scienza non può dire nulla su Dio”. Sembra logico e inarrestabile, ma è completamente falso. È falso come dire che una persona nata sorda non potrà mai affermare l’esistenza dei suoni che sente, perché per natura non ne ha conoscenza diretta. In realtà è possibile essere confinati in un dominio e affermare comunque la necessità dell’esistenza di qualcosa al di là di quel dominio. Ad esempio, vedendo bocche che si aprono e atteggiamenti correlati in reazione, una persona sorda può facilmente arrivare, attraverso l’analisi dei dati empirici che la circondano, all’idea che il mondo è inspiegabile senza l’esistenza dei suoni. Questo errore comune nasce da una confusione che non distingue tra due livelli diversi: l’essenza e l’esistenza. Affermare l’esistenza di qualcosa può essere fatto attraverso una conoscenza indiretta, negativa, ”apofatica” , mentre l’accesso a ciò che quella cosa è in sé, alla sua natura, presuppone una conoscenza diretta, positiva, “catafatica”.
Il capitolo XIV della Summa contro i Gentili è intitolato “La conoscenza di Dio richiede l’uso del modo negativo”.
La scienza può concludere che il mondo è inspiegabile senza una causa proveniente da un altro livello di realtà, che sia responsabile dell’emergere del tempo, dello spazio e della materia, così come del fine-tuning dei dati iniziali dell’Universo e delle leggi della fisica e della biologia…
3. L’accusa di “assenza di mediazione filosofica” o di confusione tra inizio e creazione non regge.
Non stiamo confondendo nulla. Sono coloro che ci accusano di confondere la causalità verticale essenzialmente ordinata (per sè), che è la base del ragionamento sulla creazione (p. 509 del libro), e la causalità orizzontale accidentalmente ordinata (per accidens), che è la base del ragionamento sull’inizio (di cui parla Dio. La scienza. Le prove.). Il principio è semplice: 1°/ ogni vero inizio implica una creazione (questo è certo), ma 2°/ ogni creazione non implica necessariamente un inizio.
4. “Il Big Bang non è la prova di un inizio assoluto” / Ma altri 5 argomenti contraddicono l’idea di un tempo infinito nel passato
Come spiegato in Dio. La scienza. Le prove, questa ipotesi è contraddetta dalla razionalità, dalla matematica attraverso la fisica, dalla termodinamica e dalla cosmologia, con il robustissimo teorema di Borde-Guth-Vilenkin, di cui il Big Bang è solo una buona illustrazione. La parola “infinito”, che significa “non finito”, “non determinato”, quasi “non reale”, è definita negativamente solo in relazione al reale.
Teorie traballanti per dire il contrario: non tengono conto di tutti gli elementi.
5. Non regge nemmeno l’accusa di concordismo, perché il discordismo è un’assurdità se esiste una vera rivelazione che parla del mondo reale.
In Fede e Ragione Giovanni Paolo II ha parlato delle “due ali che conducono alla verità” e ha anche detto che c’è una sola “verità”. Nel suo discorso del 1996 sull’evoluzione, ha detto che “la rivelazione, da parte sua, contiene insegnamenti riguardanti la natura e le origini dell’uomo” e che ”poiché la verità non può contraddire la verità”, ci sono teorie dell’evoluzione che sono “incompatibili” con la verità sull’uomo. Sta quindi dicendo che i due approcci devono concorrere, o che la discordia è assurda. Ma naturalmente dobbiamo valutare correttamente ciò che la rivelazione dice e ciò che non dice per evitare uno stupido concordismo.
La Bibbia non è certamente un libro di scienza, di storia o di filosofia, e la Rivelazione non riguardaovviamente la scienza, ma a causa del suo scopo centrale, che è quello di consentire una vera relazione con Dio, è stata costretta a parlare del mondo reale e a fare rivelazioni complementari ”di passaggio” sulla realtà del Cielo, del prossimo e della natura.
Così, se da un lato si può dire che gli ebrei non hanno mai affermato basati sulla Rivelazione che la Terra fosse sferica, e che non hanno affermato nulla nel campo della scienza speculativa, dall’altro hanno affermato in modo molto chiaro, e in opposizione a tutte le grandi civiltà del tempo:
- Che non c’erano tanti dei come credevano gli altri popoli, ma un solo Dio, che aveva creato tutto dal nulla, che era trascendente al nostro Universo, che c’era un inizio e una fine del mondo;
- Che non ci sono dèi semidei, eroi, subumani o schiavi per natura, ma che tutti gli uomini sono figli di Adamo allo stesso livello;
- Che non ci sono divinità nemmeno nelle sorgenti, nelle foreste o nei pezzi di legno, ma che la natura deve essere liberata da ogni forma di idolatria
- Che il Sole e la Luna non erano divinità, ma semplici luminari (Brunor).
Così facendo, grazie alla Rivelazione, svilupparono un giusto rapporto con Dio, con gli altri e con la natura, necessario per un’autentica relazione con Dio.
Inoltre, la Rivelazione fa parte della Storia e ci sono naturalmente molte interazioni tra i dati rivelati e la scienza, che devono essere in armonia anche su questi punti.
La Rivelazione non cambia la cultura, le tradizioni, le credenze scientifiche del tempo o qualsiasi altra cosa che possa essere scoperta con la ragione. Sapere che il campo di Higgs ha generato la massa dei quark 13,8 miliardi di anni fa non serve a nulla nel nostro rapporto con Dio. Non ha nulla a che fare con l’oggetto della Rivelazione e, di fatto, non è stato rivelato…
Quindi si può dire che ci sia un nessun concordismo illegittimo.