Carissimi giovani,

nel primo libro dei Maccabei si legge del re spartano Areo che chiede al sommo sacerdote Onia di comunicargli per iscritto i sentimenti di amicizia nei suoi confronti (1Mac 12,22).

Quando in settimana mi  capitato tra le mani questo capitolo dell’Antico Testamento ho subito pensato a voi che continuate il vostro cammino di fede. Allo stesso tempo la mia mente e il mio cuore sono volati ai giovani ancora lontani. Entrambi desidero raggiungere attraverso queste semplici lettere: a voi pi vicini, come a tutti gli altri giovani vorrei comunicare i miei sentimenti di amicizia e di affetto.

Nonostante la mia indegnitˆÊ ed i miei limiti sento profondamente mie e vorrei portarle sempre con me le parole di San Giovanni Bosco: “Basta che siate giovani, perch io vi ami assai”  Ed ancora: “Qui con voi mi trovo bene,  proprio la mia vita stare con voi”.

Amare la giovent per me vuol dire offrire autentici motivi di crescita, di maturazione e, in special modo ai nostri tempi, motivi per aprire il proprio cuore. Significa ancora impostare il mio sacerdozio, i miei studi, il mio apostolato in funzione vostra cosicch possiate scoprire il progetto che Dio vi ha assegnato e realizzarlo. Anche in questo caso mi piace citare le parole di Don Bosco: “Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita”. O almeno vorrei poterci riuscire sempre pi!

Voi giovani, molto pi di tante altre categorie, siete le prime vittime dell’egoismo e di una falsa idea di libertˆÊ, secondo cui ‰Û÷sei felice sei le tue cose vanno a gonfie vele!’, ‰Û÷sei triste se cerchi di stabilire autentiche relazioni umane’. Eppure tanti di voi hanno giˆÊ sperimentato che quando il Signore ‰Û÷imbrocca’ la combinazione del proprio cuore, siete resi capaci di grandi slanci d’amore e di maturazione.

Coraggio: c’ un Dio che in Ges Cristo faticosamente cerca di ‰Û÷scassinare’ il nostro cuore per ri-dare a noi stessi il tesoro nascosto e farci consapevoli delle immense capacitˆÊ che portiamo dentro. Il filosofo contemporaneo Heidegger, guardando il crollo di questa societˆÊ un giorno esclam˜: “Ormai soltanto un Dio pu˜ salvarci!”. E noi potremo dire: “Ormai solo Ges Cristo pu˜ aprire il nostro cuore…”.

D’altronde la Scrittura sa bene che non sono le belle parole, i ragionamenti puri, i discorsi logici, ma  il cuore il vero motore della vita interiore.

Il Salmo 19 lascia intendere che l’uomo nella vita riceve in base al suo cuore: “ti conceda secondo il tuo cuore, faccia riuscire ogni tuo progetto‰Û (v. 5). Il progetto fondamentale  la gioia intima e vera: solo chi cerca davvero Dio  felice. Da qui la spiegazione per tanti motivi di tristezza e inquietudine: perch non cerchiamo autenticamente il Signore.

Nel libro del Siracide si legge: “Segui il consiglio del tuo cuore, perch nessuno ti sarˆÊ pi fedele di lui‰Û (37,13). Ovviamente si riferisce ad un cuore che cerca autenticamente il bene e non solo il soddisfacimento dei propri egoismi. Molti purtroppo cadono nell’errore di confondere i propri desideri con i dettami del cuore; in realtˆÊ la maggior parte delle volte non  il cuore a parlarci ma una perversa mente che prende le sembianze del cuore.

Il cuore  centro della nostra vita, ma anche la parte pi debole e spesso le cattive intenzioni se ne approfittano. Cos“ il libro dei Proverbi (26,23-26) ci mette in guardia:

“Come vernice d’argento sopra un coccio di creta sono le labbra lusinghiere con un cuore maligno. Chi odia si maschera con le labbra, ma nel suo intimo cova il tradimento; anche se usa espressioni melliflue, non ti fidare, perch egli ha sette abomini nel cuore. L’odio si copre di simulazione, ma la sua malizia apparirˆÊ pubblicamente”.

Dovremmo avere continua capacitˆÊ autoriflessiva per renderci conto di cosa veramente motiva il nostro parlare, scegliere e agire; cos“ da operare una continua auto-correzione. In ogni computer c’ la funzione di ‰Û÷correttore automatico’: digitando una parola in modo errato il cervello la corregge anche senza accorgersene. In un certo senso anche noi, mantenendo viva un’insistita riflessione sulle proprie azioni saremmo immediatamente in grado di sistemare le cose che non vanno, anche se con sofferenza.

Dio non ci sedurrˆÊ mai con bei ragionamenti; non ci solleticherˆÊ nei nostri pregiudizi, Egli parlerˆÊ solo al nostro cuore come ci ricorda il profeta Osea: “…la attirer˜ a me, la condurr˜ nel deserto e parler˜ al suo cuore‰Û (2,16).

Ges stesso lega alla purezza del cuore forse il premio pi bello: “Beati i puri di cuore perch vedranno Dio‰Û (Mt 5,8). Vedere  ‰Û÷possedere’ il Signore, avere parte della gioia senza fine: tutto questo  preparato ad un cuore che si libera delle cattive intenzioni, dei vizi capitali, che non  invidioso, non si adira, non si vanta come dice il famoso inno alla caritˆÊ di San Paolo.

Possiamo mentire agli altri, mentire persino a noi stessi, ma non al Signore: “Ges, conoscendo il pensiero del loro cuore…” (Lc 9,47). Ogni giorno dobbiamo confrontarci con Cristo sapendo che dinanzi a Lui siamo quello che siamo…

La Scrittura quando parla del cuore unisce ad esso la dimensione della fede: come quest’ultima non potrˆÊ mai svelarsi pienamente fino a quando non tornerˆÊ Cristo, cos“ il nostro cuore sarˆÊ conosciuto da tutti solo alla fine dei tempi: “Non c’ nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce‰Û (Lc 8,17).

Sforziamoci di vivere il nostro personale cammino con Cristo volendo purificare sempre pi il nostro cuore, senza pretendere di dire la parola risolutiva sul cuore degli altri.

Buttare via le cose inutili

L’altra domenica andavo in una comunitˆÊ di Suore vicine alla cittˆÊ vecchia. Accompagnavo un altro sacerdote nella passeggiata pomeridiana. Lungo il percorso si parlava di questa mia esperienza a Gerusalemme. Ogni tanto per˜, tra una frase mia ed una sua, sentivo strani rumori… A principio non avevo ancora realizzato di cosa si trattasse e sopraffatto dai discorsi  non mi ci soffermavo.

Giunti dalle Suore, mentre attendavamo il caff, come se nulla fosse, il sacerdote si alza leggermente sul lato destro e ‰Û÷ribadisce’ il rumore avvertito per strada… Potete immaginare l’imbarazzo ma per delicatezza e senso di rispetto verso la persona pi anziana resto in silenzio. Dopo aver preso il caff, nel mentre la suora riportava tutto in cucina… un nuovo movimento di scostamento del deretano dal comodo sofˆÊ… giusto lo spazio necessario perch fosse gettata fuori quell’aria inutile e intrattenibile.

E’ stato uno dei momenti pi delicati. Il mio volto  diventato di mille colori, senza la possibilitˆÊ di poter esprimere alcuna emozione.

Or bene, nella nostra vita spirituale ci sono cose che non ci servono proprio, inutili! Ci ostiniamo a salvare tutto e tutti; a conservare ricordini, oggetti, fotografie, memorie… come in un grande museo. Ma Cristo non  un pezzo da museo, egli “fa nuove tutte le cose‰Û (Ap 21,5), non sopporta le cose stantie!

Allora fermati qualche istante e fai un giro di perlustrazione mentale nella tua vita interiore, materiale e spirituale… Cosa puoi buttare? Soffermati su quegli oggetti, o quelle situazioni che legano il tuo cuore rendendolo schiavo! Coraggio, fai un bel gesto e scaraventa dalla finestra della tua vita ci˜ che  solo un gran peso. Non andare dietro il Signore con la speranza di salvare ‰Û÷capre e cavoli’.

Proiettati verso i giovani che soffrono per la mancanza di Ges

Domenica sera sono andato con alcuni sacerdoti e studenti a Betlemme. I Francescani al mattino avevano inaugurato una nuova scuola materna, realizzata con la beneficenza di numerose associazioni e istituzioni cattoliche italiane. Un asilo concepito secondo le pi moderne infrastrutture didattiche: una vera oasi nel deserto di povertˆÊ e di miseria in cui sono costretti a vivere i palestinesi.

In serata, a conclusione di una giornata di manifestazioni, c’era l’opera La PietˆÊ con musiche e direzione del Må¡ Nicola Piovani (quello delle musiche di Vita  bella di Benigni per intenderci), testi di Vincenzo Celami, orchestra dell’Ara coeli di Roma. La voce narrante era di Gigi Proietti.

L’opera, a partire dallo Stabat Mater che rievoca la presenza della Madonna ai piedi della Croce mentre piange il figlio morente, si catapulta ai giorni d’oggi. Viene cos“ narrata e cantata la vicenda di due madri, una di pelle chiara, l’altra di pelle scura, raggiunte dalla medesima disgrazia: la perdita tragica del loro figlio.

La donna bianca, occidentale, ricca, espressione del mondo sazio di ricchezza viene svegliata di notte e avvertita che suo figlio  stato ritrovato morto: “Madame le debbo dire qualcosa… suo figlio  stato trovato morto per overdose”.

Da questa fredda notizia comincia lo strazio della madre, che giunta davanti al corpo del figlio canta: “Sangue mio, figlio mio… sangue mio… figlio mio… cosa ti mancava… cosa non avr˜ pi da questa sera…!”.

Il canto della madre bianca si alternava con intermezzi musicali di forte impatto emotivo e con testi narranti il malessere delle nostre societˆÊ ricche ed opulente…

La donna di pelle scura, africana e rappresentante del cosiddetto sud del mondo, piange invece il suo piccolo figlio, portato nel sacco fino a poco tempo fa’ ma che  morto di fame, non avendo da dargli nulla da mangiare. Il lamento di questa madre  ancora pi forte perch la mamma sa solo cantare come una nenia “Mama Ye, Mama Ye, Mama Ye…” le uniche parole che il piccolo bambino aveva imparato: il nome di sua madre appunto.

Qui il testo letto da Proietti che accompagna il racconto era una violenza accusa della miseria in cui vivono miliardi di persone in ogni parte del mondo.

Nell’ultimo dei sei intermezzi le due madri univano finalmente le loro voci a dire che in qualunque parte della terra accada un’ingiustizia e una morte tragica come quella dei loro figli  pur sempre responsabilitˆÊ di tutti gli uomini. Ognuno deve fare la sua parte per liberare dalle catene del male i giovani.

Questo mi sembra un messaggio forte anche per voi cari giovani, che nonostante le debolezze ed le immaturitˆÊ siete stati incontrati dall’amore di Dio.

Non dimenticate il dono che avete ricevuto, anche se spesso, sopraffatti dalle vostre insoddisfazioni sareste tentati di fermarvi. Piuttosto, il dono di Dio crescerˆÊ sempre pi quanto maggiormente vi preoccuperete e farete qualsiasi cosa  nelle vostre possibilitˆÊ perch i vostri coetanei e gli adolescenti possano davvero incontrare Ges incrociando il vostro amore per loro.

Prego affinch il Signore accenda questa passione apostolica nel vostro cuore. SarˆÊ questa la conferma che, nonostante la distanza, il mio e il vostro cuore sono sempre vicini, nello stesso posto!

Alla ricerca di Se Stessi

Gioved“ 28 escursione al fiume Giordano (1), il  monastero della Quarantena (2) e infine Gerico (3).

(1) La prima meta  stato il luogo dove si ritiene sia avvenuto il battesimo di Ges ad opera di Giovanni Battista (Mt 3,13). Secondo un’antica tradizione bizantina il battesimo di Nostro Signore ricorre il 28 ottobre. Poich il luogo interessato si trova in piena zona militarizzata, occorre un permesso speciale per potervicisi recare. Il governo israeliano accorda il permesso per quest’unico giorno dell’anno. Nell’occasione la Custodia della Terra Santa organizza un pellegrinaggio. Quella mattina ci siamo ritrovati in poco pi di 600 persone: molti francescani e suore, ma anche scouts e pellegrini presenti in questi giorni in Terra Santa, unitamente a diversi cristiani arabi.

Giunti a Qasr el-Jehud siamo scesi dagli autobus. Eravamo in piena zona militarizzata: ai lati del piazzale un filo spinato e cartelli che segnalavano la presenza di mine; soldati all’intorno a vigilare, camionette di soldati scortavano ogni nuovo pullmann che arrivava, poco pi avanti un grande dosso in cima al quale una postazione militare israeliana sorveglia la linea simbolica di confine con la Giordania posta nel bel mezzo del fiume. Attualmente i rapporti con Amman sono migliorati, ma tra Israele e Giordania sono ancora tante le diffidenze scaturite in seguito alla guerra degli anni precedenti.

Il punto di raccolta  nel piazzale dell’antico monastero greco-ortodosso di San Giovanni Battista (vedi foto) chiamato dai greci prodromos e dagli arabi mar juhanna oppure qasr el-jehud (castello degli ebrei).

Va detto che in un antico mosaico del VI sec. ritrovato nella chiesa di Madaba si riproduce il fiume Giordano: sulla riva occidentale si legge in greco: Bethabara il luogo del battesimo di San Giovanni; mentre sulla riva orientale si legge: Ainon che adesso  Sapsafas. Ricordando inoltre le parole del vangelo di Giovanni: “Questo avvenne in Betania, al di lˆÊ del Giordano, dove Giovanni stava battezzando‰Û (1,28) si conclude che il luogo del battesimo di Ges si trova sullo sponda orientale del Giordano nel Wadi Harrar, attuale stato della Giordania.

Poco dopo la sistemazione parte la processione, aperta dai francescani (vedi foto), fino alla riva occidentale del Giordano dove i figli di San Francesco hanno una proprietˆÊ nella quale hanno costruito una cappellina che guarda il fiume. Dall’altro lato del fiume, a meno di 20-25 metri c’ una chiesa ortodossa: Ges avrebbe ricevuto il Battesimo su quella riva di fronte a noi.

Al di lˆÊ di queste precisazioni di geografia biblica va precisato che la questione  di poca rilevanza visto il letto davvero piccolo del fiume Giordano (vedi foto): Nostro Signore Ges proprio qui si  messo in fila come tutti i peccatori per dare l’esempio.

Dopo la celebrazione dell’Eucarestia, sempre guardati a vista dai militari israeliani, abbiamo potuto scendere in riva Giordano… che tra l’altro era una vera lota. Alcuni si son fatti bagnare il capo, altri chiedevano benedizioni ai sacerdoti presenti. Alcune anziane e grosse donne si appoggiavano a me per scendere con le gambe rattrappite nel fiume… forse sperando in improbabili ringiovanimenti corporali…ed io in napoletano gli ripetevo ‰Û÷a no, ogni scarpa diventa scarpone e loro a dire “Grazie, grazie” pensando che gli stessi dicendo “appoggiatevi ancora… non ci sono problemi”.

Seguire le orme di Ges, cari giovani vuol dire essenzialmente rendere esplicite tutte le potenzialitˆÊ e i doni ricevuti nel giorno del battesimo. Quel sacramento che i nostri genitori hanno voluto  il sacramento fondamentale, la prima pietra in cui giˆÊ era presente tutto il progetto di Dio per la nostra vita… il DNA sta tutto l“. Tuttavia, per il nostro peccato, un’educazione cristiana scadente, cattivi esempi, scelte sbagliate ed ogni altra forma di atteggiamento egoistico, quel progetto si  come oscurato dinanzi alla nostra consapevolezza, al punto tale che siamo arrivati a credere che non avevamo alcun progetto, che la fede fosse illusione, che Dio  solo una proiezione dei bisogni irrealizzabili…

Quanto male ci ha fatto certa riflessione! Come siamo stati danneggiati dall’arroganza dei ragionamenti mondani! In che strazio abbiamo ridotto il nostro volto per seguire solo i nostri desideri disordinati!

Tuttavia il Padre buono non ci ha abbandonati. Forse grazie ad una situazione dolorosa, o ad un incontro fortuito, o a un amico o compagna, o a mille altre situazioni  abbiamo avuto la possibilitˆÊ di ritrovare anche noi…la strada del Giordano. E’ la strada di Ges, la gioia di sapere che non siamo inutili; che i nostri giorni, pur se attraversati da innumerevoli sofferenze sfoceranno nel giorno senza fine; che una vita impegnata per Cristo  vita autentica, piena…

Vorrei dirvi anche che nel giorno del Battesimo il Padre ha messo nel vostro cuore il  progetto e l’impegno ad aiutare altri giovani a trovarlo, facendo profitto dell’esperienza che avete vissuto. Nel mondo attuale e nella situazione che vive la nostra Chiesa nessuno pu˜ accontentarsi di un comodo posto… deve mettersi in movimento ad ogni latitudine… non ci sono pi confini… il credente  cittadino del mondo.

Giovani, il mondo  attorno a voi, non costringetevi ad uno sguardo miope: parafrasando le parole del papa  vi dico: I giovani sono la via della Chiesa! Seguendo questa via rinnoverete autenticamente le protesse battesimali.

(2) Intorno alle 11.30 la carovana di bus e auto sempre scortata lascia la zona militarizzata e viene fatta entrare nella cittˆÊ di Gerico. Dico questo perch anche questa cittˆÊ palestinese  chiusa ai pellegrini. Si tratta di un giro di vite durissimo per i palestinesi, che hanno i loro movimenti estremamente limitati.

Gerico  un’oasi rispetto al paesaggio desertico che si vede tutt’intorno. Entrando in cittˆÊ ti accorgi della povertˆÊ della sua gente… di una cittˆÊ ferma, impossibilitata a svilupparsi. Ricordo quando sono venuto l’ultima volta in Terra Santa e a Gerico: era una cittˆÊ ricolma di turisti che portavano ricchezza e dunque mobilitˆÊ sociale. Sui volti della gente c’ un alone di tristezza: togliere a un popolo la possibilitˆÊ di realizzarsi  come togliergli il diritto a vivere!

I pullmann si fermano ai piedi del monte della Quarantena (vedi foto). Questo nome risale al tempo delle crociate e ricorda il soggiorno di Ges nel deserto:

“Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano‰Û (Mc 1,12-13).

Bench il nome di “Monte della Quarantena‰Û risale solo al Medioevo, giˆÊ nel VI secolo i pellegrini ricordano qui i 40 giorni di deserto di Ges e due delle tre tentazioni. Nel VII secolo Valerio scrive che “la pellegrina Egeria si  arrampicata anche sul monte sovrastante Gerico e consacrato al Signore”.

Ed in effetti… anche stavolta avrei dovuto sudare sette camicie per arrivare al monastero… Toglietevi dalla testa che in Terra Santa arrivi in un posto con la macchina fino all’ingresso…  un miraggio!

La tradizione precisa inoltre che dove ora c’ il monastero ortodosso Ges avrebbe ricevuto da Satana la prima tentazione (“ordina che queste pietre diventino pane‰Û); difatti nel monastero i pellegrini baciano una pietra sulla quale si sarebbe seduto Ges. Sulla cima di questo stesso monte invece Ges avrebbe ricevuto la terza tentazione (“tutto questo io ti dar˜, se prostrato mi adorerai‰Û).

Il luogo  molto bello, netto nelle sue forme ma affascinante. Mentre salivo per un comodo sentiero mi chiedevo: come hai fatto Signore ha restare qui 40 giorni? Non vi nascondo che pi volte sono stato tentato di fermarmi e tornare indietro… se non fosse stato per certe anziane signore che continuavano la salita. E cos“ mi incoraggiavo dicendo: “Sei proprio una schifezza se non arrivi al monastero… si’ o scuorn e tutto o scuorn”. Capirete che con queste premesse non potevo rischiare di sentirmi una mondezza e ho continuato la salita.

Il panorama che si gode dal monastero  meraviglioso: tutta la cittˆÊ di Gerico e i fianchi del monte in cui sono scavate numerose grotte, abitate per tanto tempo da monaci e beduini.

Anch’io dopo aver baciato la “pietra‰Û mi sono fermato in un angolo della chiesa ortodossa a pregare mentre continuavo ad asciugarmi il sudore:

“O Ges, a quante tentazioni non sono stato capace di rinunciare, abbi pietˆÊ di me!

Libera il mio cuore. Rendilo disponibile per Te in ogni circostanza e ovunque vorrai. Ma ti prego anche per i giovani lontani… che non hanno ancora scoperto l’inganno in cui sono caduti… opera in loro”.

Non dimenticatelo: un giovane distante  uno che non sa di essere stato ingannato dal maligno. Compito del credente  aiutarlo.

(3) Ridiscesi dal monte e dopo aver consumato un patrimonio in shekel per comprare bottigliette d’acqua (una bottiglietta costava l“ 4 shekel, pari a 0,80 centesimi di euro, mentre a Gerusalemme dagli ebrei costa 10 shekel!) ci siamo fermati per il pranzo. Non avendo portato dei panini come hanno fatto tutti, abbiamo mangiato al ristorante di Gerico. Attenti per˜… in quanto parlare di ristorante  un po’ esagerato. E’ una grossa sala con tavoli spogli. In un angolo della sala, su di un tavolo stavano sparsi pezzi di pane arabo, senza copertura, n una tovaglia. Ma cosa mangeremo?

Io ordino del pollo con patatine (vado sul sicuro); l’altro sacerdote ordina una bistecca (credeva di stare a Firenze!) mentre il sacerdote spagnolo si accontenta di uova all’occhio di bue. Risultato: il mio pollo l’avevano ucciso non perch era grasso ma perch era morto di fame (non ho mai visto un pollo cos“ magro… che quasi mi faceva pena addentarlo); la bistecca in realtˆÊ era una ‰Û÷suola di scarpa’ messa sui fornelli e il bergamasco se l’ mangiata per scrupolo; le uova fritte erano anemiche. Fortuna che senza saperlo servivanoanche degli antipastini tipicamente arabi: crema di ceci (buonissima), crema di melanzane (ottima) e crema di prezzemolo (saporita); molto pane, una coca-cola diluita nell’acqua e almeno abbiamo supportato lo stomaco.

Un breve giro per la cittˆÊ di Gerico con una sosta dinanzi al sicomoro sul quale Zaccheo sarebbe salito (ma  certo che non  propriamente quello) e si riprende la strada verso Gerusalemme.

Io ho un fortissimo mal di testa e provo a chiudere gli occhi… ma dietro di me una pellegrina dell’Ecuador  in panico ad un attico di bizzucaglieria: dopo una giornata massacrante si mette a chiedere spiegazioni bibliche sul brano della conversione di Zaccheo. Potrete solo immaginare cosa avrei voluto dirgli… E poi si lamentava di non trovare pi la sua corona del Rosario. Ma a me che me ne importava! Liberaci Signore dai bizzuoc!

Dinanzi a noi si intravedono le colline di Gerusalemme e dopo aver attraversato il tunnel sottostante il monte Scopus la CittˆÊ Santa ripresenta dinanzi a nostri occhi in una luce incredibilmente bella. Il tramonto rende pi nitide e spirituali le forme della cupola dorata della moschea di Oman, come pure il campanile della chiesa Francescana del SS. Salvatore e il campanile della chiesa del Padre nostro in cima al monte degli Ulivi. Mi si stringe la gola vendendo questo panorama. Penso a Ges che salendo da Gerico molte volte avrˆÊ goduto di questo stesso tramonto…A mente sussurro le parole del Salmo: “Quale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore, ed ora i nostri piedi si fermano alle tue porte Gerusalemme‰Û (121,1-2).

La CittˆÊ Santa  ha un fascino particolare. Beati voi se un giorno potrete visitarla con spirito di pellegrini. Ve lo auguro di cuore.

Sono ormai fuori la porta della mia camera, la 205; c’ un pacco. Penso si tratti di libri che avevo ordinato attraverso il preside. Ecco invece il contenuto che leggo sulla bolla di accompagnamento postale: 1kg di caff, 1Kg di zucchero, macchinetta espresso, forellino elettrico. Qualcuno dall’Italia ha voluto anticipare il regalo di compleanno. Un professore commenta: “ma credono che sei andato in un paese sperduto, nel katanga”. Gli ho sorriso perch aveva ragione… Israele  un paese dove si trova tutto. Per˜ le cose originali, quelle del cuore anche qui non ci sono, debbono arrivare per forza da Napoli.

Siete nel mio cuore,

Don Vittorio Zeccone

(vittorio.zeccone@tin.it)

P.S. Per favore fotocopiala per quanti la desiderano e non hanno un collegamento internet.

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