desidero ringraziarvi per i tanti modi con cui vi fate presenti: mail, telefonate, sms. Ogni volta che ascolto la voce di qualcuno di voi ho gioia, anche se per ora non posso decifrare la profonditˆÊ del cammino spirituale che state compiendo. Vedremo poi…
In queste ore il clima a Gerusalemme ancora pi teso. Appena ieri sera un attentato terroristico ha ucciso oltre trenta ebrei in vacanza a Taba, a sud, la prima localitˆÊ che si trova dopo aver varcato il confine con l’Egitto. Di conseguenza nelle grandi cittˆÊ scattato ulteriormente l’allarme. Pi che cose visibili si avverte una maggiore tensione.
Ogni giorno che trascorro in Terra Santa mi rendo conto di come qui ci sia la sintesi di tutte le stranezze che si possono vedere. D’altronde, laddove tre grandi religioni si incrociano e si scontrano inevitabile che ognuno cerchi di farsi notare in ogni modo.
L’altro giorno passeggiavo per Ben-Yehuda una strada pedonale, dove ci sono bei negozi, molti dei quali per i turisti. Un posto dove puoi fermarti a mangiare qualcosa al volo: bella gente, belle ragazze, gli inevitabili soldati che ti controllano… Seduto dietro un piccolo banchetto c’era un pio ebreo… il solito; sul tavolo, con la Scrittura aperta dava spiegazioni ai passanti che si sedevano di fronte. Attaccato al banchetto c’era il poster di un rabbino, che avevo visto in tante altre parti della cittˆÊ, e anche raffigurato sui pullmanns. Mi fermo a distanza, anche se non capisco un ‰Û÷acca’ di ebraico… Poi domando al mio accompagnatore chi fosse il tizio sul poster e mi dice che si chiamava Rabbi Lelazim (pi o meno); mi spiega che dai suoi seguaci considerato il Messia che deve venire. E’ morto a 92 anni. Insomma una specie di Testimoni di Geova ebraici… Mi sono fermato pensoso: Signore Ges Tu sei il Messia di Israele! Tu sei il compimento delle promesse… Davvero tristi sono coloro i quali non ti hanno trovato. Grazie per il dono della fede in Te.
Scendendo pi gi incrocio sulla destra Yoel Salomon Mall, una strada piena di localini, un posto di ritrovo giovanile… davvero molto occidentale. Ci˜ che mi sorprende per˜ notare una giovane famiglia: madre, bimba in carrozzina e il papˆÊ. Osservo meglio e noto che il papˆÊ teneva dietro la schiena un mitra… Avete letto bene, un mitra. Incredibile… questo popolo vive con il terrore addosso e non vi nascondo che a volte mi lascio condizionare… come per l’appunto accaduto l’altro giorno.
Andavo verso la cittˆÊ vecchia, ero in Jaffa Street, una strada molto frequentata e giˆÊ tristemente famosa per attentati: gli ultimi gli scorsi anni sono stati portati al negozio della multinazionale americana SBARRO e al caff Hillel ad angolo con la strada che porta all’ex quartiere russo. Ero a piedi. Dinanzi a me una fermata dell’autobus. A poca distanza noto che si ferma una macchina tutta scassata (fatevi un’idea pensando alla FIAT UNO di Enzo eccellenza: aggiusta la luce, si rompe lo specchietto retrovisore; sistema la carrozzeria parte il carburatore; ripara l’impianto a gas, si rompono i fari… ma insomma Beci…!!!). Nessuno scendeva, nessuno saliva. Intanto giunge l’autobus e gli suona il clacson. La macchina non si muove, nessuna delle persone nell’auto si agita… Io mi avvicinavo al punto e mi passato per la mente che in quella macchina ci potessero essere degli attentatori…Obbiglioc’ l’acqu… Un brivido mi ha percorso lungo la schiena… Poi la macchina ripartita…, il pullmann ha fatto la sua fermata…, la gente ha continuato tranquilla…, io invece… avevo assoluto bisogno di andare in bagno… o meglio ‰Û÷e cuorp.
Domenica 3 sera ‰ÛÒ Con molti degli studenti e alcuni docenti sono andato dai francescani per la festa di San Francesco. I figli di San Francesco sono qui dal 1333 conservando il titolo di custodi dei luoghi santi. Abbiamo partecipato alla preghiera, baciato una reliquia del santo di Assisi e poi i frati hanno offerto un lauto banchetto a tutti i presenti. C’erano i seminaristi di Gerusalemme e tanti altri che studiano qui in una delle tante istituzioni accademiche presenti (e sono tante). Sui tavoli c’era ogni tipo di cibo: pizza (non era proprio ‰Û÷na munnezza), coscette di pollo al sugo, affettati, pane arabo a volontˆÊ, bibite senza interruzione, dolci, ecc… ecc…. Tra un boccone e l’altro i vari istituti dovevano presentarsi. In primo luogo sono stati presentati i nuovi docenti… Quando il nostro preside al microfono ha detto che don Vittorio Zeccone dei vocazionisti era il professore di Morale per questo semestre gli occhi di tutti erano su di me… qualcuno diceva “come giovane” Insomma mi sono sentito come ‰Û÷o scem miezz! Poi finalmente siamo passati al divertimento. I pi spassosi sono stati i seminaristi arabi del patriarcato di Gerusalemme, circa quindici. Dopo aver fatto un canto sacro in arabo… hanno girato pagina e si sono dati alla pazza gioia suonando e ballando scatenatissime danze arabe, con giri, salti, battiti incessanti di mani, urla di gioia, movimenti dolci e sinuosi con le braccia…le ‰Û÷salse’ spagnole in confronto sono bazzecole. Ad un certo punto entrato nel cerchio un giovane frate francescano (con un deciso tiro in porta) ed ha preso a fare i movimenti che spettano alla donna e tutti in ginocchio a cantare e muoversi mentre questi faceva la danza del ventre, lanciava gridolini e si sbatteva proprio come una pernacchia! Una baldoria infinita. In veritˆÊ avrei voluto buttarmi ma mi sono tenuto a distanza (perch vedevo che nessun professore lo faceva). Solo verso la fine ho preso parte ad un paio di trenini arabi…
Gioved“ 7 tutta la giornata ‰ÛÒ Questa seconda rusticatio (= passeggiata) aveva come obbiettivo quello di raggiungere Ain Karem, visitando lungo il percorso il monte Herzl con il cimitero militare e il museo dell’olocausto Yad Vashem (letteralmente Il memoriale).
Ain Karem, significa “sorgente‰Û si trova in linea d’aria a 5 km da Gerusalemme, con la strada sono 8 km. Ovviamente li abbiamo percorsi a piedi! Quella mattina mi ero alzato anche con un leggero mal di testa… Si parte!
Scendendo per le stradine che passano dietro la casa in cui abito, giungendo su Sderot Hanasi Ben, incrociamo alle spalle la Knesset (il parlamento Israeliano), quindi la zona dei ministeri e quella dell’Israel Musem (molti musei assieme) e il Santuario del libro (dove sono conservati alcuni tra i pi importanti papiri del mondo), arriviamo in una localitˆÊ che si chiama Beit Hakerem. E’ giorno di festa in Israele, essendo l’ultimo giorno della festa delle Capanne. Quest’ultimo giorno dedicato alla Torah, che per noi sarebbe l’Antico Testamento: la festa si chiama sim-mah torah. Da lontano ci giungono voci di canti e musiche… Man mano che ci avviciniamo notiamo folti gruppi di ebrei tutti acchittati (come quando si prepara Valeria…) che si dirigono in un luogo all’aperto. Li seguiamo con gli occhi cercando di sapere… ma con nostra grande meraviglia e gioia, appena svoltato l’angolo, la vista si apre su di un piazzale stracolmo di ebrei. Danzano, cantano, saltano di gioia nei loro abiti di preghiera, fanno girotondi. Il loro volto pieno di gioia, si abbracciano mentre ballano. Ovviamente i maschi separati dalle donne. Alcuni di loro portano in braccio dei rotoli nei quali avvolta la Parola di Dio. Tempo due minuti e dalla nostra sinistra giunge un altro gruppo di giovani ebrei che danzando e cantando si uniscono agli altri. Un clima di festa.
Nel chiedere spiegazioni mi si riferisce che fanno festa alla Parola di Dio: la festa della Parola, dunque danzano ad essa, perch il dono pi grande che Dio ha fatto al popolo di Israele. I canti sono semplici e percepisco tra le altre parole una continua ripetizione di Alleluia, Jeruuuu-shalem e poi moltissime volte jaffa-jaffa, jaffa-jaffa, jaffa-jaffa, cio bella-bella riferito alla Parola di Dio. Per gli Ebrei la Parola la regina di Israele; difatti rivestono i rotoli della Scrittura con stoffe pregiate decorate in lettere dorate, quindi una piccola corona e legano attorno un piccolo scettro. Per dire la regalitˆÊ della Parola di Dio. Molto bello. Soprattutto riflettere sulla considerazione che hanno della Parola di Dio.
Io avrei voluto fermarmi per molto tempo… soprattutto perch ero stanchissimo, ma la guida quasi leggendomi nel pensiero ci ha detto: “forza andiamo, il cammino ancora lungo”
– Ed io: “Lungo? Ma se stiamo camminando giˆÊ da due ore…‰Û.
– La guida: “Se procediamo bene arriveremo tra meno di tre ore‰Û.
– Ed io (in mente stavolta): “Chi m’ha cecat? A cap e chist nun propet bona…‰Û.
Dopo un’altra mezzora di cammino ci fermiamo al Cimitero Militare dove sono sepolti i padri dello stato d’Israele. Significativo per me fermarmi qualche istante sulla tomba di Isaac Rabin ucciso da un ebreo nel 1995 mentre era a buon punto il processo di pace con i palestinesi… Rifletto sulla grandezza del cuore degli uomini: chi giusto dentro sa sempre ci˜ che deve fare, non si lascia guidare da falsitˆÊ… quello che fa davvero ci˜ che deve fare. Pensate un tantino a quante persone oggi vivono di falsitˆÊ, si riempiono la bocca di cose, miracoli, prodigi… senza mai pagare di persona. Il giusto nella Bibbia colui che ha la forza di compiere le gesta di Dio. Per questo cari giovani non accontentatevi di un percorso all’acqua di rose… sarebbe un falso percorso. Il Signore vi ha chiamati nel San Mattia per essere nel piccolo voce per altri giovani. Preparatevi a questo compito. Non vi impigrire.
Finalmente cominciamo la discesa verso Ain Karem dove giungiamo dopo un’ora abbondante. E’ un bel paese immerso nei boschi. Un bell’angolo. Dai locali capisco che qui ci viene gente nelle festivitˆÊ. Visitiamo dapprima la chiesa di San Giovanni Battista dove c’ una grotta che la tradizione ritiene sia stata la parte rimasta della casa di Zaccaria, il padre di Giovanni Battista. L“ c’ una stella di marmo che ricorda la nascita del Battista, il precursore, uomo forte, coraggioso. Mentre visitiamo la grotta, in chiesa c’ una gruppo di cattolici slovacchi di rito greco che celebrano la Messa tutta cantata… Nella grotta la guida ci chiede di sederci e stare qualche istante in preghiera… Io obbedisco prontamente: mi siedo e mi abbiocco alla parete. Preghiera profonda… si capisce.
Quindi andiamo al convento delle Suore di Sion poco distante: la casa delle suore bella con un giardino hanno curato da cui si pu˜ ammirare un bel panorama. Ci fermiamo a mangiare qualcosa: pane con del formaggio, una frutta e una bibita.
Alle 14.30 siamo giˆÊ davanti al cancello del Santuario della Visitazione. Poco prima c’ una sorgente d’acqua dove sin dal XV sec. la tradizione cristiana ambient˜ l’incontro tra la Madonna ed Elisabetta.
Maria veniva da Nazareth e sicuramente ha percorso un tratto di quella strada che anch’io al mattino avevo percorso. Leggiamo nel vangelo di Luca: “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una cittˆÊ di Giuda‰Û (Lc 1,39). Mi sono raccolto per qualche istante e ho pregato: ora capisco Maria la tua stanchezza, il tuo sacrificio…I miei passi andavano stamane sulle tue orme… seguivano le tue traiettorie, desideravano il tuo traguardo. Non ho potuto far a meno di ringraziare la Vergine per la sua presenza nella mia vita, nella Chiesa. Uscendo dal Santuario della Visitazione ho pregato con il Magnificat che in quel luogo si trova raffigurato su piastrelle in molte delle lingue del mondo.
Intanto si erano fatte le 15.10. Bisognava mettersi in cammino per il ritorno. C’era tanta stanchezza ma anche la consapevolezza che la strada ora bisognava farla in preghiera. Lungo la salita ripetevo tra me e me: Maria sei passata di qui…! Intanto mi ero distanziato dagli altri… avevo terminato la recita del Rosario… cercavo un taxi che potesse accompagnarmi a casa… ma era festa e qua niente! Ad un incrocio mi sono fermato stanchissimo… ogni tanto passava una macchina. Ho iniziato a fare autostop. Era dai tempi del liceo che non lo facevo. Dopo circa tre minuti si accosta un’auto bianca e un arabo mi fa cenno di salire. Nel mio cuore gli lancio benedizioni e cos“ un po’ pi in anticipo rispetto al previsto rientro a casa. Mi getto sul letto dove resto immobile per circa 20 minuti… quindi le necessarie abluzioni. E’ fatta!
Meditavo in questi giorni sul versetto del vangelo di Giovanni: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini‰Û (1,4). Ges la vita. Accogliere Lui avere la vita, riuscire a capire gli uomini, imparare a conoscerli. Mi sembra un versetto importante per comprendere il criterio da cui farsi guidare. Accogliamo Ges se siamo capaci di costruire un rapporto intimo con Lui. IntimitˆÊ vuol dire rispetto, condivisione di esperienze. Ges ha fatto cos“ con ognuno di voi: ha creato un rapporto. In ci˜ sta la forza del Cristo: sa trovare la combinazione del cuore di ognuno di noi. “Avere la vita‰Û significa inoltre avere “la vera vita‰Û e cio sapere dentro che non siamo frutto del caso, ma che siamo stati creati per fare qualcosa di bello, di buono. Che devi spendere ogni tua energia per testimoniare Dio agli altri e in special modo ai pi lontani. Lasciarsi illuminare dalla luce di Ges suppone anche un cuore coraggioso: mentre il ragionamento ci dice cosa bisogna fare, il coraggio ci dˆÊ la forza di farlo! Essere coraggiosi vuol dire dunque passare dal cristianesimo delle parole e dell’attivismo vuoto, al cristianesimo autentico e concreto.
Cari giovani, i vostri stessi coetanei si alzeranno a giudicarvi nell’ultimo giorno: se li avrete aiutati o invece ve ne siete infischiati! Se avete guardato a loro oppure siete rimasti chiusi nei vostri limiti facendovi scudo delle vostre incapacitˆÊ. Se guardiamo a noi stessi chi mai degno di poter fare e dire qualcosa per il Signore. Eppure Lui ce ne dˆÊ l’autorizzazione. Facendosi carne il Cristo ha voluto condividere la nostra fragilitˆÊ. Non lasciarti ipnotizzare dal tuo peccato e dai tuoi limiti.
Continuate il turno di digiuno, una cosa buona e serve per la conversione personale oltre che per la crescita e unione tra voi.
Sappiate rispondere alle difficoltˆÊ con una maggiore preghiera!
Alle parole con un maggior silenzio!
Ai trionfi altrui con un maggior spirito di purezza!
Alle vostre belle conquiste con un pi intenso spirito di umiltˆÊ!
Un saluto affettuoso ad ognuno di voi.
Don Vittorio Zeccone
(vittorio.zeccone@tin.it )
P.S. Fai cosa gradita se scarichi questa lettera e la fotocopi per quelli che non hanno un collegamento internet.
Come pure a quanti te la chiedono. Grazie