{"id":3304,"date":"2022-11-23T08:49:15","date_gmt":"2022-11-23T07:49:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sanmattiaonlus.it\/odv\/?p=3304"},"modified":"2022-11-23T08:49:15","modified_gmt":"2022-11-23T07:49:15","slug":"e-come-effata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sanmattiaonlus.it\/odv\/e-come-effata\/","title":{"rendered":"\u201cE\u201c come \u201ceffat\u00e0\u201c"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cE\u201d<\/strong> come \u201c<strong><em>effat\u00e0<\/em><\/strong>\u201d. Spieghiamo prima di tutto il termine. Nella lingua aramaica, parlata da Ges\u00f9, significa \u00abapriti\u00bb. Il Signore la usa per operare la guarigione di un sordomuto cos\u00ec come riporta l\u2019evangelista Marco: \u00abE prendendo in disparte il sordomuto, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli tocc\u00f2 la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: \u00abEffat\u00e0\u00bb cio\u00e8 \u00abApriti\u00bb. E subito gli si aprirono gli orecchi\u00bb (7,33-35). Papa Benedetto XVI ha spiegato il senso di questo termine e le sue parole ben si applicano al cammino di un giovane credente: \u00abQuesta piccola parola \u2013 <em>effat\u00e0\/apriti<\/em> \u2013 riassume tutto il messaggio e tutta l\u2019opera di Cristo. C\u2019\u00e8 una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il \u00abcuore\u00bb. \u00c8 questo che Ges\u00f9 \u00e8 venuto ad \u00abaprire\u00bb, a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri\u2026 Egli si \u00e8 fatto uomo perch\u00e9 l\u2019uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, diventi capace di ascoltare la voce di Dio, la voce dell\u2019amore che parla al suo cuore e cos\u00ec impari a parlare a sua volta il linguaggio dell\u2019amore, a comunicare con Dio e con gli altri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di qualsiasi scelta di fede il giovane ha bisogno di intraprendere un cammino di <strong>apertura del cuore<\/strong> che si traduce in una <strong>visione del futuro positiva<\/strong> e contraddistinta dalla consapevolezza che <strong>\u00e8 necessario anche<\/strong> <strong>il suo contributo per rendere la vita bella<\/strong>. La societ\u00e0 tecnologica &#8211; invece &#8211; sortisce il tremendo effetto di trasformare i nostri giovani in esseri tutti ripiegati sui cellulari o protagonisti di giochi virtuali. Sembra che lo sviluppo della tecnica &#8211; quando incontra l\u2019intelligenza effervescente dei nostri ragazzi &#8211; riesce ad ingabbiarla con <em>joystick<\/em> e tastiera, attraverso ossessivi <em>touches<\/em> su ogni tipo di strumento. I giovani non parlano pi\u00f9 delle persone o delle realt\u00e0 concrete che hanno conosciuto e di cui hanno fatto esperienza, ma solo di nuove <em>app<\/em>, di nuovi <em>social<\/em> e dell\u2019ultimo sito di incontri. L\u2019universo relazionale non passa pi\u00f9 attraverso i sensi, ma \u00e8 rinchiuso in un algoritmo che anticipa, condiziona e sottolinea i passi da compiere. Il tutto sempre e solo in rete. Ed il futuro prossimo va gi\u00e0 oltre: diversi anni or sono parlando con un neuropsichiatra a margine di un convegno mi accennava come in laboratorio si lavori da tempo sulla possibilit\u00e0 di declinare le emozioni per i robot\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 davvero possibile prescindere dall\u2019esperienza del cuore toccato dalla meraviglia? Pu\u00f2 la nostra vita fare a meno del tocco originale dell\u2019altro? E soprattutto: il cuore potr\u00e0 mai aprirsi in base ad una tecnica o per una frequentazione virtuale? Sappiamo che l\u2019amore non \u00e8 dialettizzabile: lo si descrive ma non lo si coglie nel suo sorgere; ne parliamo a ragion veduta solo dopo aver constatato un vero mutamento in noi; \u00e8 fonte anche di sofferenza ma rimaniamo comunque col desiderio di sperimentarlo di nuovo. \u00abFatti non foste a viver come bruti\u00bb scriveva Dante nel XXVI canto dell\u2019Inferno. Oggi questa bruttezza \u00e8 divenuta la conoscenza delegata, l\u2019esperienza ridotta a <em>bytes<\/em>. I risultati di questo modo di esperire l\u2019amore sono sotto gli occhi di tutti. Vince la malizia perch\u00e9 ha vinto il cuore autocentrato e che per questo ha come <em>must<\/em> la ricerca del proprio piacere a qualunque costo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come attivare un processo di apertura? In che modo possiamo aiutare i giovani che circolano nelle nostre parrocchie a riprendere il contatto con s\u00e9 stessi? E a cominciare il cammino di \u00abamare il Signore, Dio tuo, con tutto il cuore\u00bb (cf. Dt 6,5).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di tanti passi del vangelo che potremmo considerare prendo spunto dalla guarigione del cieco nato nel capitolo 9 del vangelo di Giovanni. Provo ad enucleare alcuni passaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cuore si apre quando \u00e8 considerato<\/strong> &#8211; \u00abPassando <strong>vide<\/strong> un uomo cieco dalla nascita\u00bb. Abbiamo massacrato i giovani sui doveri ed in particolare sui doveri cristiani. Era un modo per rimproverarli su quello che non vedevano. Eppure, nei vangeli \u00e8 sempre Ges\u00f9 che vede per primo, che fa\u2019 il primo passo. Mi sembra una chiave pastorale ancora poco usata. A volte addirittura si opera con uno sguardo selezionatore\u2026 i pi\u00f9 bravi\u2026 i pi\u00f9 disponibili\u2026i pi\u00f9 presentabili. Toccare un cuore \u00e8 metterlo al centro cosicch\u00e9 il giovane si accorga che vale. Il cuore vive di desideri: se lo sguardo amorevole degli operatori pastorali \u00e8 diretto al vero bene, prima o poi il cuore bersagliato da queste attenzioni comincia a rispondere. San Giovanni Bosco in una lettera del 10 maggio 1884 scriveva: \u00abLa familiarit\u00e0 porta amore e l\u2019amore porta confidenza. Apri il cuore e i giovani manifestano tutto senza timore, diventano schietti, si mostrano docili. I giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati; chi vuol essere amato bisogna farsi vedere che ama\u00bb. Ha senso parlare per le nostre comunit\u00e0 di familiarit\u00e0? Non rassomigliano soprattutto a microimprese?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cuore continua ad aprirsi quando sente che la vera intenzione di colui che lo ama \u00e8 tutta a favore dell\u2019amato. <\/strong>Agli apostoli che domandano \u00abChi ha peccato, il cieco o i suoi genitori?\u00bb, Ges\u00f9 risponde: \u00abN\u00e9 lui ha peccato n\u00e9 i suoi genitori, ma \u00e8 cos\u00ec <strong>perch\u00e9 si manifestassero in lui le opere di Dio<\/strong>\u00bb. San Giustino Russolillo vedeva in ogni persona il possibile santo. L\u2019amore disinteressato per i giovani va alimentato con la fiducia nei loro confronti anche quando tutto sembra andare in direzione contraria. Questa fiducia si concretizza poi nel rendere i giovani protagonisti della pastorale; con la fiducia di credere che prima o poi i pi\u00f9 giovani sbocceranno in vite luminose. Al centro non ci sono i progetti pastorali ma il mettere in luce i doni dei giovani. Se dessimo pi\u00f9 spazio ai giovani? Se li rendessimo protagonisti nelle nostre comunit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cuore sente che vale la pena di aprirsi quando l\u2019invito proviene da chi condivide la vita<\/strong> \u2013 Il modo di operare di Ges\u00f9 verso il cieco nato \u00e8 indicativo: \u00ab\u2026sput\u00f2 per terra, fece del fango con la saliva, spalm\u00f2 il fango sugli occhi del cieco\u2026\u00bb. Tutte azioni tangibili, di contatto. Eppure il Cristo non ne aveva bisogno. Questa insistenza su gesti cos\u00ec materiali esprime la massima condivisione di Dio per l\u2019uomo: in Ges\u00f9 Dio si pone a livello della persona ed essa \u2013 nella sua essenzialit\u00e0 \u2013 \u00e8 povera, bisognosa. Non si aprir\u00e0 mai il cuore di chi trova persone sulla cattedra, freddi dispensatori di consigli, terribili programmatori della vita parrocchiale. Il cuore si ri-volge se trova una fonte con le sue medesime frequenze. Il cuore del giovane vivr\u00e0 per una comunit\u00e0 e si impegner\u00e0 per essa se trova un ambiente compatibile. Solo allora il giovane persister\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cuore si apre quando lo si lascia sbagliare <\/strong>\u2013 L\u2019ultimo momento della guarigione del cieco \u00e8 contraddistinto dall\u2019invio di Ges\u00f9: \u00abVa\u2019 a lavarti nella piscina di Siloe\u00bb. Si trattava di una strada in forte pendenza che portava dal tempio alla vasca di Siloe, sul lato meridionale di Gerusalemme. Difficile da percorrere per chiunque, tanto pi\u00f9 per un cieco, sia in discesa che in salita. Andare a Siloe \u00e8 come voler dire: \u00abcammina, vivi, non temere, certamente cadrai, probabilmente ti farai male, ma continua a camminare perch\u00e9 chi ti ha toccato gli occhi \u00e8 il Signore\u00bb. Guardare con amore i giovani, ma lasciarli vivere e sbagliare cos\u00ec da prendere possesso della propria fragilit\u00e0 ma anche del dono ricevuto. Si impara molto pi\u00f9 dagli errori. L\u2019importante \u00e8 che i giovani trovino sempre qualcuno pronto ad accoglierli, a non puntare il dito. Ci siamo riempiti la testa di modelli giovanili, che non esistono. Piuttosto esiste la loro bellissima fragilit\u00e0. Amare la fragilit\u00e0 nei giovani \u00e8 amarli. Dopo viene la correzione, e sar\u00e0 vista come quella di un fratello maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diventiamo \u2013 riprendendo le parole di San Giovanni Bosco &#8211; \u00abtutto occhio per sorvegliare paternamente la loro condotta, tutto cuore per cercare il bene spirituale dei giovani\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">Vittorio Zeccone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cE\u201d come \u201ceffat\u00e0\u201d. Spieghiamo prima di tutto il termine. Nella lingua aramaica, parlata da Ges\u00f9, significa \u00abapriti\u00bb. 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